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martedì 1 ottobre 2019


Mediterraneo: in futuro le stagioni saranno più marcate

Estati più calde e asciutte e, al contempo, precipitazioni più abbondanti e intense in autunno e inverno. Questi i possibili futuri scenari del clima nel Mediterraneo

A dirlo, un team internazionale guidato dalle Università di Colonia e di Pisa con la partecipazione italiana del Consiglio nazionale delle ricerche - Istituti di geologia ambientale e geoingegneria (Cnr-Igag), per la dinamica dei processi ambientali (Cnr-Idpa), di geoscienze e georisorse (Cnr-Igg), dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e delle Università Sapienza di Roma, Bari, Firenze, Modena e Reggio Emilia. 


Lo studio, pubblicato su Nature, ha esaminato un archivio naturale di 450 m. di sedimenti, recuperati mediante perforazione dal fondo del Lago di Ocrida, al confine tra Albania e Macedonia, e racconta la variabilità della piovosità nell’area mediterranea degli ultimi 1,4 milioni di anni, fornendo importanti indicazioni sulle possibili tendenze evolutive.     



“Dall’analisi delle proprietà geochimiche dei sedimenti e della composizione della vegetazione fossile, desunta dai pollini intrappolati nei depositi”, spiega Biagio Giaccio, ricercatore Cnr-Igag, “è stato possibile ricavare preziose informazioni sul clima del passato che, grazie all’organizzazione nel tempo di antiche eruzioni dei vulcani italiani, ha creato un vero e proprio archivio paleoclimatico”.

Nubi di gas e ceneri prodotte da queste grandi eruzioni esplosive hanno raggiunto il Lago di Ocrida, trasportando e lasciando depositare materiale piroclastico sul fondo, rinvenuto poi come sottili livelli di ceneri intercalati a sedimenti lacustri. “Le ceneri vulcaniche, una volta identificate, hanno permesso di datare e ordinare nel tempo le informazioni paleoclimatiche. Un approccio applicato con successo anche ad altri archivi climatici dell’area del Mediterraneo come i paleolaghi del Fucino e di Sulmona, fondamentali per comprendere la dinamica temporale di processi che hanno guidato la storia climatica dell’intero emisfero boreale”, aggiunge il ricercatore.   



L’analisi dei sedimenti ha evidenziato che durante i periodi climatici caldi simili all’attuale, noti come interglaciali e ciclicamente alternati nel corso dell’ultimo milione di anni a periodi freddi detti glaciali, con alternanze di circa 100mila anni, le precipitazioni nel Mediterraneo avevano una marcata stagionalità, con autunni e inverni particolarmente piovosi ed estati asciutte.

“In accordo con le indicazioni dell’archivio fossile, le simulazioni dell’evoluzione climatica indicano un’intensificazione autunnale della formazione di cicloni durante i periodi interglaciali. Effetto molto probabilmente imputabile al significativo riscaldamento estivo della superfice del mare, dovuto all’espansione della zona di convergenza intertropicale, con conseguente spostamento e prolungata permanenza estiva dell’alta pressione nord-africana sul Mediterraneo. Un fenomeno simile alle “ondate di calore” che di recente si stanno verificando sempre più frequentemente sul nostro paese”, conclude Giaccio. 
“Sebbene dovuti a fattori diversi (aumento dell’insolazione estiva dell’emisfero boreale guidato da fattori astronomici, nel caso degli antichi interglaciali; aumento della concentrazione dei gas serra legato all’attività umana, nel caso dell’attuale riscaldamento), gli effetti sulla quantità e distribuzione delle precipitazioni nel Mediterraneo, osservati nell’archivio fossile, potrebbero verificarsi anche come conseguenza dell’attuale tendenza di riscaldamento globale”.

I risultati di questo progetto sottolineano il valore dello studio combinato di archivi fossili e modelli climatici, dai quali è possibile estrarre importanti informazioni sulla dinamica del clima del passato, per una migliore comprensione dei cambiamenti in atto e definizione dei possibili futuri scenari.

Foto in apertura: Modello di circolazione atmosferica globale: durante le estati boreali dei periodi interglaciali, le celle di Hadley si espandono dislocando più a nord la zona di alta pressione subtropicale nordafricana causando siccità e ondate di colare nell’area mediterranea.  L’eccesso di riscaldamento estivo delle acque superficiali del Mediterraneo si ripercuote poi sul clima autunnale provocando un’intensificazione e aumento delle precipitazioni. Il fenomeno documentato agli antichi interglaciali dell’ultimo 1,4 milioni di anni, causato da un aumento dell’insolazione estiva dell’emisfero boreale dovuta a particolari configurazione dell’orbita terrestre, potrebbe verificarsi anche in futuro sotto la pressione dell'attuale riscaldamento, dovuto all’emissione di gas serra antropogenico

Foto 2: Campionamento sedimenti paleolago di Sulmona

Foto 3: Immagine satellitare del Lago di Ocrina (in alto a sinistra) e Prespa (in basso a destra)

Foto 4: Lago Ocrida visto dalla zattera utilizzata per la perforazione scientifica

Fonte: ufficio stampa Centro Nazionale delle ricerche


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