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mercoledì 4 settembre 2019


«Import illegale di ortaggi dal Sahara», appello all'Ue

La Spagna avvisa l'Europa: attenzione all'invasione di ortofrutta nordafricana. In Andalusia l’organizzazione di agricoltori Coag denuncia che il Marocco starebbe rafforzando il proprio sistema logistico con l’obiettivo di aumentare le esportazioni illegali dal Sahara occidentale. La “prova”? Una delle principali compagnie di trasporto marittimo e di container, la francese Cma Cgm ha annunciato il 7 agosto il lancio di una rotta settimanale che collega Dakhla, nei territori del Sahara occidentale, con i principali porti marocchini (Agadir - Casablanca - Tangeri) e con l’andalusa Algeciras, "porta" del Vecchio Continente. Il primo carico, lo scorso 22 agosto, avrebbe già comportato un aumento delle merci provenienti dalla regione, oggetto di controversia politica, essendo contesa tra Marocco e Fronte Polisario.

Si alza dunque la tensione dopo l'accordo commerciale preferenziale tra l'Ue e il Marocco approvato dalle istituzioni europee a inizio anno che “apre” a quest'area, la cui capacità produttiva aumenterà in pochi anni dagli attuali 900 a cinquemila ettari, con volumi stimati in forte crescita, da 64mila a 500mila tonnellate. Pomodori e meloni le principali referenze coltivate.



All’avvio della nuova campagna orticola, gli spagnoli di Coag mostrano preoccupazione; le verdure dell'altro versante del Mediterraneo andranno a sovrapporsi a quelle "indigene" creando problemi sul mercato interno ma anche in prospettiva export. Una concorrenza basata, lamenta l’organizzazione, su costi più bassi basati e regolamenti molto permissivi in ??termini di condizioni di lavoro, applicazione dei fitosanitari, sicurezza e qualità degli alimenti. E con il rischio di frodi per i consumatori europei, che - ha tuonato Andrés Góngora, responsabile per la frutta e la verdura di Coag - “non disporranno di informazioni attendibili sulla vera origine della frutta e verdura importata". Per l’organizzazione, infatti, le spedizioni arrivano ad Algeciras genericamente come "prodotto marocchino” senza le specifiche richieste in etichettatura per le referenze del Sahara Occidentale. Di qui l’appello all'Unione Europea di restringere i controlli alle frontiere per impedire a questi prodotti di entrare indistintamente nel mercato comunitario.

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