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lunedì 2 settembre 2019


Verona: manca manodopera, la frutta resta sulle piante

Le restrizioni sugli ingressi dall’estero dei lavoranti, la pesantezza della burocrazia e l’andamento dei prezzi di vendita stanno mettendo in serio pericolo alcune produzioni agricole che facevano parte della tradizione del Villafranchese, in provincia di Verona. Il risultato, scrive il quotidiano L'Arena, è la perdita di percentuali di prodotto sempre più consistenti. Sono molti, infatti, gli imprenditori agricoli che si vedono costretti a lasciare sulle piante la frutta, perché non hanno le risorse necessarie per raccoglierla. 

"Nell’ultimo anno, la quota di manodopera estera destinata al Veronese è stata tagliata drasticamente - afferma Pietro Spellini produttore di pesche di Villafranca - Le aziende agricole della nostra provincia hanno chiesto che venga autorizzato l’ingresso di 1.000 lavoranti, la Prefettura ha comunicato che potevano entrarne solo 300", precisa. "A causa di questa situazione, per primo chi ha coltivazioni sotto serra, alle quali gli italiani difficilmente vogliono dedicarsi, si trova a dover affrontare gravi problemi", aggiunge. 

Non sono pochi coloro che, specialmente nella zona che va da Isola della Scala a Vigasio e Buttapietra, ma anche a Valeggio e Villafranca, non possono far altro che non raccogliere il prodotto per cui avevano lavorato per mesi. "Oltre alla riduzione dei flussi, che è in essere da qualche anno ma che nel 2019 è stata molto più forte che in passato, chi per la raccolta deve far conto su personale esterno, ha anche il problema della burocrazia", aggiunge Spellini. "Per far lavorare una persona, posto che la si trovi, è necessario assumerla; questo significa spendere molti soldi in pratiche, anche per impieghi che durano solo qualche giorno, o addirittura che nemmeno prendono avvio". 

Se i braccianti stranieri sono obbligatoriamente molti meno del previsto, quelli italiani, come accade da parecchi anni, sono sicuramente pochi. "Nella mia azienda siamo costretti a lasciare sul campo notevoli quantità di prodotto, perché non è possibile raccoglierlo come dovrebbe essere fatto", rimarca Roberto Bogoni, che a Buttapietra, sempre nel veronese, ha con i suoi familiari un’azienda in cui si producono principalmente fragole e fagiolini. "Ogni anno facciamo domanda di stagionali stranieri, ma è sempre più difficile che le richieste vadano a buon fin - spiega Bogoni - Normalmente viene confermato l’ingresso di coloro che lavorano qui per più anni, ma non basta. Specialmente per quanto riguarda le fragole, per evitare contestazioni al momento della vendita, è necessario avere delle accortezze nella raccolta che non sono possibili con la manodopera disponibile: servono in particolare donne, di cui però spesso non viene autorizzato l’arrivo". 

"Quest’anno abbiamo già dovuto lasciare sul campo 350 quintali dei 1.050 della nostra produzione di fragole e 1.000 quintali di fagiolini, più della metà di quelli che avevamo fatto crescere", dice sconsolato il coltivatore veronese. "Attualmente mi mancano circa 35 persone, ma in alcuni momenti erano addirittura più di 50; finora è stata una pena, vedremo cosa succederà con le produzioni autunnali". 

Fonte: L'Arena


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