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lunedì 5 agosto 2019


Frutta e cooperative, numeri e sfide del Piemonte

Un’analisi seria e puntuale della frutticoltura regionale: questo è quanto emerso nell’incontro promosso da Confcooperative Feadripesca Piemonte a Lagnasco (Cuneo), presenti le Op ortofrutticole Asprofrut, Ortofruit Italia, Lagnasco Group, Albifrutta, Jolly e Joinfruit. 

I numeri della frutticoltura in Piemonte sono di assoluta rilevanza, specie nella provincia di Cuneo. I campi coltivati a frutta sono in totale 33.000 ettari; la quasi totalità delle nettarine, il 90% delle susine, l’85% delle mele e i tre quarti dei kiwi raccolti in Piemonte provengono dal cuneese, senza dimenticare i due terzi del raccolto di nocciole. Nel complesso i due terzi di tutta la produzione di frutta piemontese si concentra nell’areale che da Saluzzo si estende sino a Savigliano, Fossano e Cuneo. Le aziende sono tendenzialmente specializzate nella produzione di frutta fresca, ed è qui si concentrano il maggior numero di Op, aderenti a Confcooperative Fedagripesca Piemonte, che complessivamente associano più di 3.000 aziende agricole e sviluppano un fatturato aggregato di 393 milioni di euro annui. La rete, il dialogo con le istituzioni e la rappresentanza sui mercati nei confronti dei grandi attori della Gdo sono gli strumenti messi in atto dalle Op, affiancate dalla Federazione, al fine di ripensare e strutturare un nuovo assetto programmatico del settore.

“La stagione estiva 2019 si è presentata ricca di sfide per tutto il settore, di tipo economico e climatico in primis” commenta Domenico Paschetta, presidente di Confcooperative Piemonte e Op Ortofruit Italia, tracciando un primo bilancio dell'estate 2019, “da un lato l’instabilità climatica ha contribuito alla difficoltà della produzione di quest’anno. Dal punto di vista della redditività, il settore ortofrutta registra prezzi non entusiasmanti, anche se sui piccoli frutti hanno rispettato le aspettative. Sui grandi frutti estivi sembra invece che venga premiata la qualità. Il caldo degli ultimi giorni ha sicuramente dato una spinta al mercato, confidiamo quindi che i consumi proseguano su buoni ritmi”.

Domenico Sacchetto, presidente della Aop Piemonte e dell’Op Asprofrut, spiega: “I maggiori limiti della filiera restano la frammentazione e la complessità di stabilire strategie comuni, specie nell’approcciarsi al mercato estero, per questo il ruolo delle Op è assolutamente fondamentale. Fare sistema si rende necessario per svariati motivi, anche e soprattutto strategici e programmatici. Al cambiamento del clima occorre accostare una ridefinizione delle politiche e una maggior tutela per le aziende danneggiate. A questo si aggiungono fattori politico-economici: la mancanza di accordi bilaterali con numerosi paesi esteri ostacola l’instaurarsi di nuovi rapporti commerciali; l’assenza di adeguati protocolli fitosanitari non permette di raggiungere mercati internazionali nei quali vi è forte domanda di prodotti ortofrutticoli. Esempio eclatante è rappresentato dal Giappone, mercato potenzialmente interessante per i kiwi, a cui però non è possibile accedere (come fanno invece Paesi quali Cile e Nuova Zelanda) in quanto da ormai 12 anni manca l’accreditamento ad esportare. In ultimo” conclude, “il costo del lavoro è un fattore che incide pesantemente sulla concorrenzialità dei prodotti italiani nei confronti di altri prodotti europei ed esteri. Continueremo a impegnarci affinché queste barriere siano eliminate".

Altrettanto importanti risultano esser le azioni messe in campo per la gestione degli stagionali e sui relativi movimenti in atto sul fronte degli alloggiamenti e dell'incontro domanda e offerta.
“Il bacino Saluzzese - commenta Sandro Durando, presidente di Confcooperative Cuneo - rappresenta su questo piano un'area pilota virtuosa, di riferimento per altri siti nazionali che vivono problematiche analoghe. Il tema del lavoro in agricoltura va affrontato a tutti i livelli e alla responsabilizzazione del territorio deve unirsi un intervento regionale e nazionale per intervenire con coerenza sulle questioni nodali che caratterizzano il comparto: dalla copertura del fabbisogno di manodopera ad una riduzione dei costi del lavoro che si allinei alle politiche degli altri paesi europei, tutti temi strategici più generali.”

“Per questo appaiono a dir poco sconcertanti alcune affermazioni riportate nell’ultimo periodo - prosegue Domenico Paschetta - che puntano a mettere in discussione il ruolo positivo e propositivo della cooperazione e delle Op, che negli ultimi anni si sono contraddistinte per accompagnare le imprese ortofrutticole nelle diverse sfide che i mercati globali impongono. Si pensi alla gestione dei piani operativi, che hanno portato indubbi benefici agli agricoltori, assicurando a loro competenze tecniche adeguate ed innovative per la gestione in campo; ma si pensi anche alla gestione della campagna promozionale del settore, dove da anni il Piemonte si presenta nelle più importanti manifestazioni fieristiche nazionali ed internazionali, con un’immagine coordinata e condivisa, al fine di valorizzare il meglio del Made in Piemonte. Nonostante questo, è del tutto evidente che nel settore permangono forti elementi di criticità, legati soprattutto a fattori di tipo esogeno: i profondi cambiamenti climatici citati in precedenza e le emergenze fitosanitarie (cimice, alternariosi, batteriosi, solo per citare le principali), contribuiscono alla diminuzione delle rese e della Plv degli agricoltori”. 

A tutto ciò si aggiungono poi i consumi stagnanti e le problematiche legate alle incertezze della politica economica internazionale, al prolungarsi dell'embargo russo, alle barriere all'importazione di prodotti ortofrutticoli erette da molti Paesi extra Ue, oltre ai contrasti commerciali tra Paesi che stanno accentuando una politica di dazi.

A seguito dell’ultimo consiglio regionale di Confcooperative Fedagripesca Piemonte, alla presenza del presidente regionale Alberto Cirio ed dell’assessore all’Agricoltura Marco Protopapa, rilanciamo la proposta di costituire un tavolo di concertazione e confronto sulla filiera ortofrutticola, che permetta di far emergere proposte concrete da attuare a salvaguardia della nostra, eccellente, frutticoltura piemontese. 

Fonte: Ufficio stampa Confcooperative Piemonte 
 


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