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Ortingaunia giovedì 27 giugno 2019


Aromatiche, la rivoluzione bio di Ortingaunia

Ortingaunia, azienda di Albenga (Savona) che da vent'anni è specializzata nella coltivazione di erbe aromatiche, ha deciso di rivoluzionarsi e approcciare il mondo del biologico. Così, dopo tre anni di coltivazione naturale e sperimentazione nel packaging, l'impresa si prepara a fare il suo debutto con le erbe bio.

Ortingaunia coltiva erbe aromatiche su una superficie di 20 ettari nella piana di Albenga, in Liguria. Seguendo tutta la filiera a partire dalla semina, l'azienda immette sul mercato un prodotto fresco, che entro 24 ore dalla raccolta viene confezionato e spedito. La rapidità della filiera garantisce il mantenimento delle proprietà nutritive e organolettiche delle erbe. Da tre anni l'impresa ha intrapreso il percorso verso la certificazione biologica, ponendosi l'obiettivo di produrre alimenti nel rispetto dei cicli naturali delle piante, del terreno e nell'ottica di garantire alle generazioni future un cibo più sano. Grazie ad una ricerca e applicazione di tecniche colturali rispettose dell'ambiente e sostenibili, Ortingaunia è diventata una delle prime aziende in Italia a coltivare erbe aromatiche in modo biologico, e ora, con questa novità, l'impresa si appresta ad entrare nei canali commerciali dedicati.

"Per coltivare in modo biologico abbiamo deciso di iniziare a nutrire le nostre piante solamente con prodotti naturali - racconta a Italiafruit News Marco Tosi, titolare dell'azienda - Sfruttiamo letame animale, concimi ottenuti da residui organici di potature e compost realizzato con scarti delle stesse piante. Abbiamo anche adottato una tecnica di pacciamatura realizzata con film biodegradabile, per coprire e proteggere il suolo dal caldo e dal freddo, per ridurre l'evaporazione dell'acqua nei mesi più caldi e per difendere le piante da infestanti e insetti dannosi". Proprio la lotta a infestanti e insetti patogeni rappresenta una sfida per l'azienda. "Diserbiamo le infestanti soltanto a mano - continua l'imprenditore - e combattiamo gli insetti dannosi con la lotta integrata, liberando nell'ambiente predatori naturali delle specie che attaccano le nostre piante".



Passiamo ora alle referenze. Accanto ai pilastri del segmento, come prezzemolo, rosmarino, basilico e salvia, si sta facendo notare anche la menta, che sta conquistando spazio sul mercato. Ma Ortingaunia propone anche referenze più ricercate: alloro, aneto, coriandolo, dragoncello, finocchietto selvatico, maggiorana, timo. I prodotti hanno poi una componente di servizio. "Le nostre erbe aromatiche non sono un prodotto di IV gamma perché non vengono sottoposte a lavaggio, ma solo pre-lavate - spiega l'imprenditore - Il lavaggio implicherebbe la diminuzione della shelf-life e la perdita di qualità essenziali". Tutte le referenze sono proposte i diversi formati: da cassette di 4, 2,5 e 1 chilogrammo a confezioni di 20, 30 e 40 grammi.



Anche il packaging con cui Ortingaunia confeziona le erbe aromatiche è testimone dello sforzo fatto nell'approcciarsi al mondo del biologico. L'obiettivo è infatti spostarsi sull'utilizzo di un pack biodegradabile. "Stiamo valutando l'utilizzo di soluzioni sostenibili, che siano comunque accessibili sotto il profilo dei costi". Accanto alle erbe sfuse imballate in cassette di legno, plastica e cartone, l'azienda ha studiato e sta testando soluzioni che salvaguardano la freschezza e gli aromi delle erbe e sono ottenute con materiali riciclabili e compostabili: vassoi termoformati in materiale Pvc/Pe e vaschette preformate con film stampato (flowpack e new flowpack). In particolare il New Flowpack risulta innovativo grazie alla presenza dell'asola europea, che consente di appendere il prodotto in un espositore, e della finestra frontale "apri e chiudi", che aiuta a mantenere la freschezza delle erbe anche senza l'utilizzo del frigorifero.



L'azienda è strutturata per vendere alla Gdo, e dal primo settembre inizierà a immettere sui canali commerciali i suoi prodotti biologici a cui lavora da tre anni. "Ci stiamo consolidando nel mercato nazionale. Ora l'obiettivo, in attesa della certificazione biologica, è immettere sul mercato 20.000 pezzi al giorno di prodotto bio e vedere quale sarà l'apprezzamento dei buyer. Nel settore del biologico bisogna andarci piano - sottolinea l'imprenditore - Le aromatiche sono già di per sé un mercato di nicchia, figuriamoci se si parla di erbe biologiche".

La coltivazione bio rappresenta certamente un valore aggiunto per Ortingaunia, ma è anche una vera e propria sfida perché escludere prodotti chimici significa investire in modo importante in termini economici e di tempo. "La coltivazione biologica che abbiamo messo in atto implica un 30% di costi in più rispetto ad una tradizionale - conclude Marco Tosi - Il diserbo manuale è il costo maggiore, abbiamo anche diversi macchinari che ci aiutano, come le frese, ma comunque il lavoro si moltiplica. Se prima su un ettaro di terreno lavoravano 4 persone, ora per portare a termine le stesse operazioni ne servono 8".



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di Tommaso Santi

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