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venerdì 14 giugno 2019


Export frutticolo, filiera, Sud in crisi: Centinaio rilancia

Sostegno alle produzioni locali, impegno per aprire nuovi mercati all’estero: il ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio è tornato ieri a parlare di ortofrutta in occasione di “Grow!” l’Action Tank del coordinamento Agrinsieme dedicato a “Infrastrutture: le vie dell'agricoltura nel Mezzogiorno". “Il nostro obiettivo - ha detto il titolare del MIpaaft - è accompagnare le imprese italiane in giro per il mondo. In Vietnam apriremo nuovi mercati, stiamo chiudendo un accordo col Giappone per i kiwi e stiamo aprendo con la Cina i dossier per le mele e le pere”. 

Nell'export agroalimentare "si può fare molto di più raggiungendo numeri importanti, sopra gli attuali 42 miliardi euro: se pensiamo che la Germania esporta 60 miliardi di euro di agroalimentare e l'Olanda 80 miliardi di euro e pensiamo a quello che hanno loro e quello che abbiamo noi, è facile capire la potenzialità del made in Italy".

E poi, sulle problematiche locali: “Alla crisi che sta investendo l'agricoltura del Sud, rispondiamo  facendo ripartire le filiere e ridistribuendo i fondi non a pioggia, ma mirati a realizzare progetti concreti. Abbiamo messo a disposizione qualche centinaio di milioni di euro per le filiere in Puglia e Basilicata. È vero che subiamo gli altri, ma abbiamo prodotti di grande qualità e quindi possiamo andare a testa alta in giro per il mondo”. 



In questi giorni un gruppo di produttori della Basilicata sta regalando frutta in segno di protesta (sopra la manifestazione di ieri proprio a Matera): “Agli agricoltori lucani del Metapontino dico che, poco per volta, risolviamo tutti i problemi”, la replica del Ministro. "Cercheremo di capire quali sono le reali problematiche sul tavolo, non voglio e non posso mettere solo soldi. Se c'è da ristrutturare, si ristruttura l'intera filiera”. E ancora: “Mercoledì ho firmato il decreto sulle emergenze che hanno interessato la Puglia insieme alle associazioni del mondo agricolo. Vogliamo aiutare tutti”. 

“L’obiettivo - ha aggiunto il Ministro a proposito della catena del valore - è far ragionare tutti sui passaggi della filiera, mondo agricolo, trasformazione e grande distribuzione: se andiamo avanti a prendere i prodotti al di là dell'oceano e del Mediterraneo, vuol dire che l'Italia diventerà un Paese deserto”.

E sul problema delle infrastrutture al Sud: “I nostri produttori del Sud non possono impiegare il triplo del tempo rispetto agli spagnoli per portare le merci in giro per l'Italia”. I dati Nomisma parlano chiaro: nelle regioni del Meridione ogni impresa può contare in media su meno di 20 km di infrastrutture, circa la metà di quelli a disposizione delle imprese del Nord-Ovest, con la Puglia fanalino di coda con appena 7,9 km per azienda. 



A fronte di una media nazionale di 23 km di autostrade ogni 1000 kmq, ancora, nel Sud si scende a 20 km/1000 kmq, con la Basilicata ferma a 3 /1000 kmq e il Molise bloccato a 8 km/1000 kmq. Anche la dotazione di linee ferroviarie risulta inferiore nel Mezzogiorno, con 36 km/1000 kmq nelle Isole, mentre a livello nazionale la media è di 55 km/1000 kmq. 

Ed è l’agroalimentare a risentire in modo particolare del gap di reti fisiche e digitali. L’incidenza dell’agrifood sul totale delle merci movimentate su strada vale oltre un quarto dei volumi movimentati in Molise e Sicilia, sotto il 10% in Calabria, cui si appaia solo la Valle d’Aosta. Nel decennio 2008-2018 l’export del Nord è cresciuto del 62%, mentre quello del Sud, geograficamente concentrato nei mercati di prossimità e che raggiunge solo in minima parte i mercati più distanti, solo del 46%, con un peso sul Pil pari al 2%, mentre al Nord si attesta al 3,1%. 

All’iniziativa di Matera sono intervenuti, tra gli altri, il coordinatore della Commissione agricoltura della Conferenza delle Regioni Leonardo Di Gioia, l’assessore all’agricoltura della Regione Basilicata Francesco Fanelli, l’assessore all’agricoltura della Regione Siciliana Edy Bandiera, il presidente di Federalimentare Ivano Vacondio, il responsabile dell’Area Agricoltura e Industria Alimentare di Nomisma Denis Pantini, il coordinatore nazionale di Agrinsieme Franco Verrascina e i copresidenti del Coordinamento Dino Scanavino, Massimiliano Giansanti e Giorgio Mercuri.



Ed ha preso la parola Andrea Badursi (direttore generale Asso Fruit Italia), il quale si è rivolto al ministro  chiedendo di “accelerare le procedure per l’export e il potenziamento del porto di Taranto”. “Siamo una cooperativa da sempre alla ricerca di nuovi mercati e che fa dell’export uno dei suoi punti di forza”, ha detto Badursi. “Noi siamo quelli delle arance bionde, gli stessi che qualche mese fa avevano le arance in partenza per la Cina, salvo poi scoprire che il governo cinese avesse cancellato le arance bionde dagli accordi, escludendole di fatto dal mercato. Oggi il via libera per la Cina ce l’hanno soltanto quelle rosse. Le bionde si producono in tutto il Sud, le rosse solo in Sicilia”, ha precisato Badursi, che ha poi aggiunto: “L’Italia è il primo produttore europeo di uva da tavola, la Spagna invece è il primo esportatore: una contraddizione in termini. Non esportiamo perché sui dossier necessari per ottenere il via libera per l’export verso la Cina, l’Italia procede a rilento. Se per perfezionare un dossier ci vogliono tre anni, ciò significa che se va bene l’Italia esporterà l’uva da tavola fra sei anni. Viene da sé che in tutto questo tempo, la Spagna e gli altri players avranno già occupato il mercato disponibile. E’ necessario quindi accelerare e rivedere la gestione dei dossier affinché i tempi siano ridotti e sintonizzati sui tempi del mercato che non tollera lentezze”.

Badursi ha infine auspicato investimenti infrastrutturali urgenti sui porti di Taranto.  E allo stesso tempo di “prendere in seria considerazione la realizzazione della piattaforma logistica di Ferrandina”.

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