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martedì 23 aprile 2019


«Cimice asiatica, reti protettive e predatori naturali»

Nuovi e interessanti risultati sul fronte della lotta alla cimice asiatica (Halyomorpha halys). Il pericoloso insetto esotico che dal 2012 causa gravi danni agli agricoltori in Emilia-Romagna, in particolare sui frutteti, ha determinato costi aggiuntivi per la difesa attiva e passiva, nonché perdite di prodotto di entità variabile, a seconda delle zone, con importanti ricadute economiche sulle singole aziende e sull'intero territorio.

Per affrontare questa grave minaccia, tecnici, ricercatori e imprese agricole si sono associate in un Gruppo operativo per l’innovazione (Goi) e hanno avviato nel 2016 un progetto triennale, denominato Halys, per identificare nuovi approcci di difesa contro un organismo altamente nocivo, che provoca notevoli disagi anche ai cittadini.

E sono numerose le novità arrivate dal Gruppo operativo promosso dal Centro ricerche produzioni vegetali (Crpv) e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna nell'ambito del Piano di Sviluppo Rurale 2014/2020, che vede la partecipazione attiva del sistema cooperativo.
Con il Progetto è stato costituito un team di esperti di alto livello tecnico-scientifico con il coinvolgimento tra l’altro dell’università di Modena e Reggio (prof.ssa Lara Maestrello) e di Astra, che hanno operato in stretto collegamento con le attività del Consorzio fitosanitario di Modena e del Servizio fitosanitario regionale, rappresentato da Stefano Boncompagni della direzione. Si tratta di un pool creato per fornire strumenti efficaci ed affidabili a tecnici ed agricoltori così da affrontare il monitoraggio in campo della cimice asiatica ed applicare strategie di difesa sostenibili, che tengano conto dell’etologia ed ecologia di questo insetto esotico limitando l’impiego di prodotti chimici.



“Il progetto triennale (2016/2018) sviluppato dal Goi, denominato ‘Halys’, - spiega la coordinatrice, Maria Grazia Tommasini, del Crpv - ha permesso innanzitutto di conoscere con esattezza la biologia e l’ecologia dell’insetto e il suo adattamento al nostro territorio, evidenziando che il picco delle presenze in uscita dallo svernamento degli adulti si verifica tra aprile e metà maggio e si registrano due generazioni complete, sovrapposte. A metà maggio inizia l'ovideposizione per la generazione svernante con un potenziale riproduttivo fino a 285 uova/femmina, mentre per la generazione estiva l'ovideposizione comincia a metà luglio con un potenziale riproduttivo fino a 215 uova”.

“Sotto il profilo della difesa - prosegue Tommasini - è stata dimostrata l’utilità di tecniche di prevenzione fisica come l’impiego delle reti multifunzionali, che attualmente rappresentano uno degli strumenti più performanti per proteggere le produzioni frutticole dalla cimice asiatica laddove applicate correttamente, vale a dire con copertura tempestiva dopo la fioritura”. “Il progetto - rileva la ricercatrice del Crpv - ha inoltre mostrato il contributo offerto da alcuni predatori naturali presenti nei nostri ambienti (appartenenti alle famiglie Reduvidae, Nabidae, Tettigonidae), in grado di combattere efficacemente soprattutto gli stadi giovanili della cimice asiatica. A questo proposito, appare quindi determinante preservare l’integrità e la funzionalità degli agroecosistemi per far fronte alla diffusione di specie invasive”.

“Nel triennio - aggiunge Tommasini - sono state valutate anche alcune trappole a feromoni, che hanno evidenziato una buona capacità di attrazione nei confronti di tutti gli stadi di sviluppo mobili della cimice asiatica. Questi dispositivi hanno mostrato una forte variabilità nella cattura, imputabile a diversi fattori esterni, quali l'attrattività e la vigoria delle piante circostanti e il portamento della pianta su cui sono installati. L’impiego delle trappole è comunque utile per rilevare i picchi di presenza dell’insetto nei pressi del campo e il momento in cui fanno la loro comparsa le forme giovanili”.

La ricerca ha anche provveduto a saggiare diversi formulati insetticidi per valutarne l’attività contro uova, forme giovanili e adulte di Halyomorpha halys.
“I prodotti più attivi - continua Tommasini - sono risultati quelli appartenenti alle classi degli organofosfati, piretroidi e neonicotinoidi; l’efficacia è basata principalmente sull'attività di contatto (effetto abbattente). Tra i prodotti testati ad oggi non è stata osservata una marcata azione ovicida, mentre più soddisfacenti sono le performance nei confronti degli stadi giovanili, anche per i prodotti biologici. Gli adulti risultano meno sensibili agli interventi insetticidi e mostrano una parziale capacità di recupero inseguito all'applicazione. 
“Tra l’altro - conclude la coordinatrice - lo studio ha poi comprovato che la presenza di cimici nelle uve non determina danni significativi sulla produzione e non influenza le qualità chimico-fisiche ed organolettiche dei vini Lambruschi e Sangiovese, ma anche Merlot e Lugana”.

“Gli importanti risultati ottenuti attraverso questo progetto - sottolinea Raffaele Drei, presidente del Crpv - sono il frutto del lavoro di squadra condotto dal nostro centro insieme agli altri centri di ricerca specializzati e alle imprese socie, a partire dal sistema cooperativo, e alla Regione con l’importante ruolo svolto dal Servizio fitosanitario regionale, per contrastare e contenere la diffusione del temibile insetto legata ai mutamenti climatici. Si tratta di un metodo vincente, che rappresenta un valore aggiunto e in Emilia-Romagna ha già dato buoni esiti in passato, consentendo di limitare la diffusione di altre importanti avversità quali Colpo di fuoco batterico, Psa, ecc...”.

“Occorre pertanto proseguire in questa direzione - ricorda Drei - potenziando gli strumenti di supporto alla produzione, come l’azione di coordinamento dei tecnici di assistenza alle coltivazioni, con ulteriori mezzi per rispondere alle domande ancora aperte sulla cimice asiatica e su altri fronti”. Bisogna infatti tener presente che la "guerra" contro questo temibile insetto è tutt'altro che vinta ed a tale proposito in Cina è stato raggiunto un equilibrio attraverso la diffusione massiva di un antagonista naturale, la "vespa samurai". Attualmente, la sua importazione in Europa è vietata per motivi di carattere burocratico/precauzionale, ma quest’anno la sua presenza è stata segnalata accidentalmente per cui è opportuno chiedersi se non si possano prendere in considerazione per il futuro, adeguamenti alla normativa vigente.

“Le strategie ed i protocolli messi a punto in questo progetto triennale vanno nella giusta direzione, così come confermato da uno dei massimi esperti della materia, Tim Haye presente all'incontro Crpv, da qui l’impegno della struttura che presiedo - conclude Drei - di proseguire nello sviluppo di un nuovo progetto, perché la ricerca non si deve fermare”.

Un’esigenza particolarmente sentita in tempi in cui la globalizzazione ed i cambiamenti climatici hanno favorito la diffusione e la moltiplicazione di nuovi patogeni alieni. Questo fenomeno, anche alla luce di un quadro normativo giustamente garantista per il consumatore e l’ambiente, lascia l’agricoltore sempre più sprovvisto di strumenti per affrontare in maniera adeguata la difesa del proprio raccolto con pesanti conseguenze sulla redditività.

Fonte: ufficio stampa Crpv


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