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lunedì 11 marzo 2019


Il caldo inverno dei produttori

“L’inverno dello scontento” dei produttori infiamma il Sud. E anche se i "Gilet arancioni", dopo aver fatto la voce grossa, hanno incassato il via libera al Decreto legge che interverrà su emergenza Xylella e gelate “sostenendo anche la crisi del settore agrumicolo” - come ha evidenziato il Ministro Gian Marco Centinaio - la protesta non si placa: in Puglia si sfila e gli agricoltori tagliano gli alberi, in Sicilia monta la protesta con manifestazioni in varie aree.



A Palagiano, nel Tarantino, nei giorni scorsi, è stato espiantato un agrumeto: abbattuti 180 alberi dedicati a clementine del Golfo di Taranto a Indicazione geografica protetta. Motivo: un chilo di prodotto si vende a meno di 50 centesimi. Meglio allora - come ha riportato con evidenza anche il Corriere della Sera - vendere il legname da ardere e lasciare i terreni incolti, in attesa di tempi migliori. Sotto accusa, ancora una volta, la concorrenza spagnola e nordafricana, “che fa arrivare sul mercato frutti che costano meno della metà del Made in Italy”, come ha denunciato Coldiretti Taranto: “Di 2,5 milioni di quintali di agrumi prodotti quest'anno, ben 1,5 milioni sono rimasti invenduti”.  

E sabato a Lecce, due cortei divisi (da una parte Coldiretti e Unaprol, dall’altra Agrinsieme) hanno voluto ricordare a ogni livello istituzionale che nei territori di Lecce, Brindisi e Taranto gli agricoltori stanno combattendo la battaglia contro la xylella e l'“azzeramento drammatico del settore olivicolo”. Le organizzazioni hanno accolto con favore il decreto Centinaio ma lo definiscono “un primo passo cui dovrà seguire l’elaborazione e l’attuazione di un più vasto piano di sostegno e rilancio dell’agricoltura in una regione che, finora, è stata lasciata sola ad affrontare una delle più grandi e drammatiche piaghe per il comparto primario: la xylella sta avanzando verso Nord al ritmo di due chilometri al mese”. 
 

In Sicilia invece giovedì e venerdì sono scesi in piazza i Forconi che hanno manifestato principalmente a Gela, Pachino e Vittoria. Fulcro della protesta il Mercato ortofrutticolo vittoriese che, commissariato da tempo, si dibatte in mezzo a problemi non solo commerciali. “Siamo pronti a lottare come nel 2012, è solo l'inizio di una grande mobilitazione che vede insieme produttori, sindaci e mondo dell'autotrasporto”, ha tuonato il leader dei Forconi dell’isola Mariano Ferro. Che chiede un incontro ai vicepremier Salvini e Di Maio e invita il Governo nazionale a dimostrare con i fatti di essere “contro l’Unione Europea ultra-liberista che sta massacrando l’agricoltura”. “Un fiume di merce arriva dall’estero, Nord Africa e resto d’Europa, a prezzi stracciati - incalza Ferro - spesso in condizioni sanitarie da arresto”. Nel mirino anche la politica regionale: due settimane fa i produttori sono stati i convocati a Palermo per parlare dei problemi della fascia trasformata ma, denunciano, le richieste sono cadute nel vuoto.

Sulla Gela-Niscemi, venerdì, si sono visti anche alcuni produttori di carciofi locali e un gruppo di produttori di nocciole delle Nebrodi“Se continua così - sottolinea Ferro - chiudiamo tutti. L’iniziativa di venerdì e sabato è da inquadrare in una fase di preavviso a questo Governo che ha parlato più volte di sovranità alimentare e di difesa del Made in Italy. Di qui alle elezioni europee di maggio vogliamo che il problema arrivi nelle sedi opportune, altrimenti organizzeremo manifestazioni ancora più eclatanti”.

"Le nostre situazioni aziendali e familiari sono al limite della disperazione: qualcuno del Governo nazionale venga qui a vedere in che condizioni viviamo”, dice Sebastiano Cinnirella, agricoltore e componente di uno dei comitati spontanei nati durante la crisi del 2018 nei comuni della fascia trasformata, da Vittoria a Pachino.



E al porto di Catania, venerdì, erano in duecento circa alla protesta contro il basso prezzo all'origine di latte e ortofrutta (nella foto sopra). Come gesto simbolico, è stato lanciato in mare un fantoccio per rappresentare "l'obbedienza dei politici alle multinazionali": "Siamo invasi da prodotti che arrivano dall’estero a bassissimi costi a causa di accordi siglati da chi ci ha governato e governa".



Al Mercato di Vittoria, intanto, parte dei grossisti è sul piede di guerra per la gestione commissariale: nel mirino i contenuti del bando della legalità, che penalizzerebbe  gli storici concessionari, ma anche l’atteggiamento di chi sta gestendo questa difficile fase. “Nei giorni scorsi l’ex Prefetto Dispenza, commissario del Comune di Vittoria - fa presente il commissionario Filippo Giombarresi -  ha detto davanti alle telecamere Rai di Uno mattina che in oltre 40 anni i 74 box del mercato ortofrutticolo non sono stati mai assegnati legittimamente e che anche i rinnovi non venivano fatti con evidenza pubblica ma in base alle famiglie, secondo la spartizione mafiosa". "Un tutore dell'ordine e amministratore, per fare queste pubbliche dichiarazioni - commenta Giombarresi - dovrebbe avere atti e prove…”. La polemica è montata anche sui giornali locali. E l'ex sindaco di Vittoria, Francesco Aiello, ha minacciato di sporgere querela.

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