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lunedì 11 marzo 2019


Rigoni di Asiago, 50 milioni per potenziare l'export

Le marmellate biologiche, il miele e la crema di nocciole di Rigoni di Asiago sono già famose in molti mercati europei. Ma il gruppo vicentino punta ancor più deciso sulla crescita estera: per farlo, incassa cartucce per 50 milioni di euro.

A mettere i denari sul tavolo sono stati, con quota pari, Unicredit e Banco Bpm, sfruttando una garanzia avanzata dalla Sace, la società del gruppo Cdp che supporta proprio l'internazionalizzazione delle imprese. Il finanziamento, spiega Rigoni, "permetterà all'azienda di proseguire nella crescita sui mercati esteri: le confetture a marchio Fiordifrutta - market leader a valore - hanno chiuso il 2018 con una crescita a valore sul mercato italiano del + 3,6% e iniziano il 2019 crescendo del 6,5% a valore nel primo mese. Anche la crema spalmabile Nocciolata inizia il 2019 con un incremento a valore del 2%".

Se ad oggi la quota di export vale il 24% del fatturato, nuove opportunità sono viste in Benelux, Germania, Francia: per rifornire questi mercati è stata da poco ampliata la capacità produttiva dell'impianto veronese di Albaredo d'Adige (Verona).

Il gruppo ha da poco aperto il suo capitale alla presenza di un fondo finanziario. Si era parlato anche dell'interessamento della Ferrero, poi durante la scorsa estate è stato lanciato un aumento di capitale ad hoc per far entrare Kharis Capital, che ha conoscenza dei mercati consumer e in particolare nel settore degli alimenti biologici. In quell'occasione, a far posto al nuovo azionista sono stati il Fondo italiano d'investimento e (in parte) la famiglia Rigoni che opera attraverso la holding Giochele. Quest'ultima è rimasta in maggioranza, al 57,3% del capitale, mentre Kharis detiene ora una importante quota minoritaria del 42,7%.



Fin da quel riassetto la società aveva dichiarato di voler sfruttare i nuovi fondi per puntare sull'estero. D'altra parte, la prospettiva di una economia stagnante - se non in recessione - tra le mura di casa obbliga ad ampliare la quota di fatturato generato oltre le Alpi, tutto sommato limitata a un quarto. Andrea Rigoni, nel commentare il nuovo finanziamento, ha spiegato che la filosofia di Rigoni, "fin dalla sua nascita nel 1923", non cambia: "Produrre alimenti buoni, sani, semplici a vantaggio del consumatore. Per noi territorialità e sostenibilità non sono dei proclami, sono scelte praticate con coerenza ogni giorno. La nostra sfida è quella di portare i prodotti biologici italiani di Rigoni di Asiago in tutto il mondo". Il nuovo finanzaimento da 50 milioni "ci dà le risorse per strutturarci in maniera adeguata in tanti mercati esteri, sfruttando le competenze organizzative e commerciali del nostro socio finanziario Kharis Capital".

Fonte: La Repubblica


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