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venerdì 15 febbraio 2019


Tonfo dell'export, dito puntato contro la logistica

Nell'ultimo anno l'Italia ha perso il 12% dei volumi esportati di ortofrutta. Un calo di dimensioni inaspettate su cui occorre interrogarsi per comprendere le reali ragioni del passo falso. Che, secondo Coldiretti, la principale organizzazione agricola italiana, è da ricondurre alla scarsa efficienza del trasporto merci nazionale. Parlando alla rubrica "Punto di Vista" del Tg2, il presidente Ettore Prandini ha infatti sottolineato che l'ortofrutta italiana ha perso quote all'estero "solo ed esclusivamente perché altri Paesi più organizzati di noi sul trasporto merci arrivano prima: sul prodotto deperibile vince chi arriva prima, ancor prima della qualità. Il vero investimento - ha specificato Prandini - l'Italia lo deve fare nel trasporto merci".

La logistica è il volano dell'economia 
Per avviare l'analisi di questo tema a 360 gradi, abbiamo interpellato Massimo Savini, amministratore delegato di Rete Logistica Agroalimentare (Rla) che vanta una esperienza di oltre quarant'anni proprio nei trasporti di prodotti ortofrutticoli freschi. "La logistica - commenta - è il volano dell'economia: non lo dico io ma gli esperti mondiali del commercio. In Italia, però, nessuno ha mai riconosciuto alla logistica l'importanza che merita sia fuori che dentro la filiera dell'ortofrutta. Ora, all'improvviso, ci si rende conto che è un'attività fondamentale soltanto perché le cose vanno male". 


Massimo Savini

Imparare dall'Olanda
Savini fornisce un esempio molto semplice: "Puoi produrre anche la pesca migliore del mondo, ma se non c'è nessuno che te la trasporta rimarrà sempre a casa tua". E suggerisce di cominciare a seguire l'approccio dell'Olanda, Paese che movimenta oltre il 50% dei traffici mondiali di merci. "La storia commerciale olandese ci insegna che non si può fare business senza avere una ottima logistica. Per questo motivo è una materia che viene insegnata fin dalle scuole medie, anche attraverso prove e simulazioni pratiche su come andrebbero scaricati i container nei porti".

Un marchio unico per l'estero
"La sensazione personale - evidenzia Savini - è che il crollo dell'export ortofrutticolo sia per il 60% responsabilità della logistica e sia quindi legato anche alle inefficienze infrastrutturali della rete nazionale (strade, porti, ecc.). Una percentuale di colpa, poi, se la dovrebbero prendere le organizzazioni commerciali che continuano a vendere i prodotti all'estero in maniera frammentata. La frutta italiana, la migliore al mondo, dovrebbe essere contraddistinta da un marchio unico nazionale".



Il problema: non si agisce, veramente, in logica di filiera
"Per concludere - prosegue l'Ad di Rla - ritengo che i risultati negativi dell'export siano la conseguenza dei comportamenti dei singoli attori del settore ortofrutta: in Italia non si agisce e non si pensa mai veramente in logica di filiera, come invece fanno la Spagna e la Francia. Le singole aziende a ogni livello della filiera (produzione, logistica, Gdo) guardano solo al proprio orticello, ai propri prezzi, senza pensare a chi viene prima e dopo di loro. Questo è il vero problema".

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