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martedì 12 febbraio 2019


Agricoltura biologica, il dibattito continua

L’agricoltura biologica, riconosciuta come vincente a livello internazionale, ha un ruolo importante da giocare nella difesa degli interessi del Paese, a partire dalla salute dei consumatori e del territorio, fino al rilancio dell’economia.  

E' l’unica agricoltura sostenibile che dal 1991 è normata a livello europeo e rappresenta un modello di crescita economica attento alla conservazione delle risorse, alla compatibilità ambientale e alla valorizzazione delle differenze locali.

Un sistema agroalimentare globale in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile rappresenta un servizio alla collettività: suolo, acqua e aria puliti, assorbimento del carbonio atmosferico, minore dipendenza dalle fonti energetiche fossili, ripristino della fertilità del suolo e quindi lotta al cambiamento climatico e difesa della biodiversità.

“Se però – commenta il presidente di AssoBio, Roberto Zanoni - a chi coltiva biologico tocca pagare per i controlli e le maggiori spese burocratiche rispetto agli agricoltori convenzionali, i costi dell’inquinamento e della contaminazione che viene dai campi coltivati a chimica di sintesi sono invece scaricati sulla collettività, in barba al principio di chi inquina paga”.

Eppure, il biologico è l’unico settore dell’agroalimentare in crescita in Italia, con oltre il 14% di superficie agricola nazionale coltivata senza pesticidi chimici di sintesi. Il che va anche a vantaggio dell'innovazione: la rinuncia della chimica di sintesi obbliga gli agricoltori biologici a trovare soluzioni innovative spesso basate sull'integrazione tra diversi mezzi.

Una percentuale che è destinata ad aumentare con il ricambio generazionale: oltre il 60% dei giovani agricoltori, in buona parte laureati e diplomati, sceglie consapevolmente l’agricoltura biologica e si interessa a strategie di commercializzazione alternative, riconoscendone il valore in termini di benefici a livello economico e ambientale.

Parallelamente, secondo i dati Nielsen e Nomisma forniti da AssoBio le vendite dell’intero comparto bio superano i 3,5 miliardi di euro. Dati che confermano un cambiamento delle abitudini dei consumatori e una fiducia sempre maggiore nei confronti del biologico. Una scelta determinata dalla consapevolezza che la salute si preserva già facendo la spesa, scegliendo un’alimentazione non solo sana ma anche eco-sostenibile. Chi acquista biologico lo fa perché è alla ricerca di maggiori benefici sulla salute o per consiglio del medico, ma anche perché ritiene che il marchio bio sia garanzia di maggiore sicurezza e qualità dei prodotti, e perché è attento alla salvaguardiadell’ambiente.

E’ chiaro quindi come l’evolversi della domanda pubblica verso il bio non può più essere attribuito a una moda.




“Vorrei ricordare che dal ’91 ad oggi le aziende agricole convenzionali sono passate da 3 milioni ad 1 milione e 600 – ricorda il segetario nazionale Roberto Pinton - La gran parte di queste hanno dovuto chiudere perché ridotte alla cosiddetta canna del gas, ovvero vittime del gioco al doppio ribasso. Noi come Assobio ribadiamo che è necessario garantire il prezzo di acquisto della materia prima. In questi anni sono state portate avanti delle politiche agricole sbagliate e ci appelliamo alla collaborazione di  tutte le organizzazioni  di categoria affinché si stabilisca una politica dei prezzi adeguata. La rincorsa  a prezzi sempre più bassi da parte dell’industria alimentare convenzionale costringe gli agricoltori a vendere la materia prima a prezzi bassissimi. Le manifestazioni di questi giorni, confermano un tema che è ormai decennale: con gli agricoltori disperati perché i prezzi riconosciuti dall’industria non bastano a coprire i costi di produzione. Dal censimento del 1990 a quello del 2010 ha chiuso i battenti 1 milione e 400 mila aziende agricole, un dramma economico e sociale che ha dimezzato la consistenza del settore primario. Pensate fosse accaduto in qualsiasi altro settore economico”.

Fonte: ufficio stampa Assobio


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