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giovedì 7 febbraio 2019


Packaging, la rivoluzione delle bioplastiche è iniziata

La rivoluzione del packaging parte da Fruit Logistica e, in autunno, la si potrà toccare con mano a Fruit Attraction di Madrid. Ieri in fiera a Berlino, in un'affollata presentazione, Zeropack ha tracciato la strada per arrivare in tempi stretti alla definizione dei primi prodotti innovativi per il confezionamento di ortofrutta. Imballaggi che potrebbero derivare da un recupero delle stessa ortofrutta di scarto, per un progetto all'insegna dell'economica circolare e della sostenibilità. Quella vera, sottolineano i promotori di Zeropack, società fondata lo scorso dicembre da Bio-on, Gruppo Rivoira e RK Zero (con i soci Carlo Lingua e Paolo Carissimo).

“Si possono produrre ottimi biopolimeri partendo dagli scarti agricoli”, afferma Marco Astorri, presidente e fondatore di Bio-on, società quotata all’Aim su Borsa Italiana e attiva nel settore della bioplastica di alta qualità. “In questi mesi sceglieremo i progetti pià interessanti da trasformare in realtà, progetti che concretizzeremo e presentermo a Fruit Attraction: la gara è aperta a tutti, stiamo costruendo quella che sarà una commodities del futuro, per avere i primi prodotti completamente biodegradabili e sostenibili”.



Pensate a delle mele confezionate in un imballaggio fatto di bioplastica realizzata con le mele di scarto. Semplificando al massio, come illustra Marco Rivoira, amministratore delegato della Rivoira Giovanni e figlia Spa, il progetto di ZeroPack è proprio questo. “Vogliamo creare qualche cosa di diverso – spiega l'imprenditore – Nel mondo dell'ortofrutta si è innovato tanto, si sono fatti passi da giganti sulle varietà, si sono migliorati i processi... Ma l'unica cosa che è rimasta come 50 anni fa è il packaging. Continuiamo a vendere i prodotti ortofrutticoli negli stessi imballaggi di un tempo, con materiali che sono poco sostenibili Vogliamo fare un passo verso il futuro: il nostro settore produce scarti che sono mal utilizzati, con la nostra tecnologia potranno servire a produrre biopolimeri, per avere bioplastiche sostenibili a servizio del settore. Non vogliamo replicare una tecnologia vecchia, sia chiaro: il nostro sogno è di avere una plastica completamente naturale, una sorta di sticker per la frutta che sia addirittura edibile, che non crea ansia e problemi al consumatore”.

In sala, ieri a Berlino, tanti manager di importanti gruppi ortofrutticoli che hanno ascoltato con interesse l'intervento di Paola Fabbri, docente dell'Università di Bologna, che ha fatto chiarezza sulle bioplastiche e sul concetto di sostenibilità. Anche Andrea Taglini di Easysnap ha portato il suo contributo sugli imballaggi del futuro. La rivoluzione è iniziata.

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Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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