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martedì 5 febbraio 2019


L'ortofrutta veronese vale 1,2 miliardi di euro

Vale oltre 1,2 miliardi di euro il business legato al commercio all'ingrosso di frutta e ortaggi nel Veronese: è quanto emerge dai bilanci esaminati dall'equipe di Economia Aziendale dell'Università scaligera in collaborazione con PwC. Ai "raggi X" i documenti consuntivi delle 113 società di settore protagoniste nella provincia veneta, che insieme, nel 2017, esprimevano un aggregato di 1.275 milioni il 6,61% più dell’anno precedente. I dati, pubblicati ieri sul quotidiano L’Arena, delineano l’importanza di un comparto strategico per l’economia veronese: le top 10 del settore hanno registrato un incremento medio del fatturato del 9% e solamente per tre aziende i numeri appaiono in calo, mentre per altre tre si rilevano prestazioni in crescita a doppia cifra percentuale. 


Il giro d’affari delle “magnifiche 10” supera i 721 milioni di euro: leader assoluta è Eurogroup Italia, che commercializza frutta italiana per il Gruppo Rewe, con 281 milioni di fatturato (+31,3%); seguono Greenyard Fresh Italy che nel 2017 fatturava 144,4 milioni, l’8,2% in meno dell’anno prima, Villafrut (63,8 milioni, -6,36), Garden Frutta (48,6 milioni, +6,82) e Aziende Agricole Giv (42 milioni, -2,37%). 



Al sesto posto Bruno Srl con 39,1 milioni (+6,19), quindi Op del Garda (35 milioni, +1,4), Perusi Srl (23,2 milioni -4,1%), Frutta C2 (21,8 milioni, +10,1%) e, a chiudere la graduatoria, decima, in netto progresso, Euroverde (che fa parte del gruppo Bruno), con 21,1 milioni (+21%).



La redditività delle top 10 è in aumento nel 2017 più di quanto sia cresciuto il fatturato (+13,70%), indicando un incremento di efficienza che determina un lieve aumento nella marginalità lorda delle vendite (Ebitda/fatturato), lievitata da 2,21% a 2,31%. Crescono anche, di oltre il 15%, gli investimenti lordi. Il reddito netto presenta una notevole crescita (+34,93%), mentre i mezzi propri crescono a un ritmo più contenuto ma comunque robusto (+21,01%); segno più anche per i debiti finanziari ma “solo” del 6,5%. Giù, infine, gli oneri finanziari di competenza, nonostante l'aumento dei debiti.

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