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venerdì 18 gennaio 2019


Sfuso vs confezionato, come la pensano gli italiani

A un anno dall'introduzione dei sacchetti a pagamento per l'ortofrutta sfusa, appare qualche segnale di miglioramento nella percezione degli italiani verso gli shopper eco-bio, ma ormai sfuso e confezionato hanno modificato i loro rapporti di forza. E' quanto illustrato dalla società di ricerche Nielsen che ieri, alla Fiera di Bologna, ha presentato i risultati di uno studio - realizzato nello scorso dicembre - che ha indagato le abitudini di consumo degli italiani in fatto di frutta e verdura.

Anche se il 54% dei nostri connazionali dichiara ancora che sia inaccettabile far pagare (anche poco) questi sacchetti e il 23% sostenga di aver cambiato canale d'acquisto rispetto a super e ipermercati da quando sono stati introdotti, il 48% ha oramai compreso l'importanza degli stessi per la salvaguardia dell'ambiente a partire da piccoli gesti quotidiani.
A dodici mesi dall'introduzione della Legge, come avevamo ampiamente previsto, oramai il fenomeno nel percepito appare in parte riassorbito, ma - dopo l'accelerazione nei primi mesi del 2018 - il confezionato ha sottratto quote in pianta stabile allo sfuso, senza che nel dichiarato questo sia più percepito.



Il mercato dell’ortofrutta, infatti, ha spiegato Rosanna Ungaro, new business development di Nielsen, ha chiuso il 2018 con un giro d’affari di circa 10 miliardi di euro, in riduzione di 0,7 punti percentuali rispetto al 2017. Il segmento del confezionato (peso imposto) ha registrato una crescita delle vendite pari al 4,6 per cento. Lo sfuso (peso variabile) ha riportato invece un pesante -5,5 per cento. La spesa media per nucleo familiare si è attestata a 315 euro, ripartita in circa 60 atti d’acquisto l’anno.

Nielsen ha suddiviso l’universo delle famiglie d’Italia (24,2 milioni in totale) sulla base delle quantità acquistate di frutta e verdure presso i negozi della distribuzione moderna. Vi sono, in particolare, 2,4 milioni di “alto acquirenti” (nuclei con almeno due componenti adulti che vivono soprattutto al Nord e al Centro); 12 milioni di “basso acquirenti” (famiglie più giovani e single che vivono perlopiù al Sud) e 9,7 milioni di “medio acquirenti”.

“Dai nostri dati - ha evidenziato Ungaro - rileviamo che i basso acquirenti sono i responsabili della riduzione delle vendite di ortofrutta sfusa: nel 2018, infatti, solo nel 40 per cento dei casi hanno acquistano prodotti a peso variabile. Gli alto acquirenti, al contrario, hanno concentrato nel mercato dello sfuso il 70,8 per cento dei loro acquisti, recependo quindi la normativa sui sacchetti biodegradabili nel migliore dei modi”.



Tiziana Fumagalli, consumer e shopping insight manager di Nielsen, ha spiegato come il 25 per cento degli italiani si sia reso conto dell’incremento degli spazi, praticato dai retailer, per l’ortofrutta confezionata e pronta al consumo. Solo il 17 per cento dei consumatori, però, ritiene che questi prodotti facciano venire più voglia di essere consumati.

“Il confezionato estetizza il prodotto, ma non invoglia necessariamente all’acquisto - ha sottolineato Fumagalli - Dall’altra parte abbiamo lo sfuso che, con i sacchetti biodegradabili, riesce a sposare i trend dell’economia circolare e del rispetto dell’ambiente, oltre a continuare ad essere percepito come più economico. Comprare a peso variabile, infatti, significa anche fare una scelta etica”.

Guardando al futuro, i gruppi della grande distribuzione - secondo Nielsen - dovrebbero rispondere a due nuove esigenze del consumatore:
irrobustire le eco-shopper e diversificarle a livello di formato, in modo da aumentare il livello di servizio e continuare a innnovare il reparto. “Perché l’ecologico - ha concluso Fumagalli - può diventare anche pratico”.

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