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venerdì 18 gennaio 2019


Caporalato, maxi-operazione nel Lazio

Un altro capitolo nel “libro nero” del caporalato in Italia: ieri a Latina è stata scoperta un'organizzazione criminale dedita allo sfruttamento del lavoro ai danni di centinaia di stranieri impiegati in lavori agricoli in condizioni definite "disumane", stipati nei pulmini e costretti a lavorare 12 ore al giorno senza pause, a fronte di una retribuzione al di sotto della metà di quella prevista dal contratto nazionale, senza garanzie. Sei gli arresti. E tra i destinatari della misura cautelare ci sono anche un sindacalista (il segretario provinciale della Fai-Cisl del capoluogo pontino) e un ispettore del lavoro. Altri 50 gli indagati, tra imprenditori agricoli, commercialisti, funzionari ed esponenti del mondo sindacale che avrebbero dovuto vigilare sulla legalità nel mondo del lavoro e tutelare i lavoratori. Insomma, per dirla con gli inquirenti, è stato colpito un “livello superiore”. 



I braccianti, tra l’altro, erano costretti a iscriversi al sindacato nell’ottica di percepire “non solo le quote di iscrizione ma anche  introiti economici connessi alla trattazione delle pratiche finalizzate ad ottenere l'indennità di disoccupazione". Gli arrestati reclutavano e sfruttavano stranieri centrafricani e rumeni (anche dai centri di accoglienza), tramite la Agri Amici Società Cooperativa di Sezze, una coop di copertura dietro la quale si nascondeva una centrale di caporalato. 

La manodopera (almeno 500 i migranti coinvolti) veniva "distribuita" illecitamente tra centinaia di azienda agricole, monopolizzando di fatto il settore nelle provincie di Latina, Roma, Frosinone e Viterbo. Aziende agricole che, peraltro, pagavano la cooperativa in modo regolare. Sequestrate abitazioni, depositi, appezzamenti di terreno, vetture, furgoni e camion e numerosi rapporti bancari, per un valore complessivo di circa quattro milioni di euro.



Secondo le stime dell’ultimo "Rapporto agromafie e caporalato" pubblicato a luglio dall'Osservatorio Placido Rizzotto Flai-Cgil, il caporalato, che continua ad affliggere il settore agricolo italiano, assicura un business di quasi cinque miliardi di euro e coinvolge circa 400mila lavoratori. 

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