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lunedì 21 gennaio 2019


Pomodoro da industria, Sos dall'Emilia Romagna

"Il quadro che emerge dalla retrospettiva degli ultimi anni è molto buio – ha spiegato Giovanni Lambertini, presidente della sezione Pomodoro da industria di Confagricoltura Emilia Romagna al tavolo agricolo, giovedì scorso a Parma, dedicato all’avvio della trattativa per la campagna del pomodoro da industria - Le aziende agricole, quando è andata bene, hanno a mala pena coperto i costi produttivi, anche la scorsa campagna si è chiusa in perdita e gradualmente si va verso un nuovo orientamento delle produzioni destinando minori superfici a pomodoro". 

A confermare il trend anche i dati produttivi che tracciano una progressiva disaffezione alla coltura con un calo, nel 2018, del 6% degli ettari dedicati. "Avanti così e la filiera non reggerà" ha rimarcato Lambertini. A essere sotto scacco uno dei più importanti comparti dell’agroalimentare italiano: a livello nazionale sono stati 61mila gli ettari destinati alla coltura, 4,6 milioni le tonnellate di pomodoro trasformato. Il 50% del pomodoro in Europa si lavora in Italia. Il 14% della produzione mondiale di pomodoro si fa in Italia. L’Emilia-Romagna, anche nel 2018, è stata la regione con la quota più consistente di superfici coltivate a pomodoro da industria pari a 24.140 ettari (Piacenza con 9.962 ettari è capofila). 

"Se la trattativa non porterà a un riposizionamento significativo del prezzo alla produzione – continua Lambertini – proseguirà il calo delle superfici dedicate e non si riusciranno a garantire i quantitativi necessari al pieno funzionamento degli stabilimenti di trasformazione. E’ indispensabile rivedere i criteri di contrattazione lungo la filiera, ma soprattutto nei confronti dell’industria". Se si pensa che un piatto abbonante di pasta al pomodoro (considerando un costo medio della pasta di 1,20 euro il chilo e della passata di pomodoro di 2 euro il chilo al consumatore costa 28 centesimi, anche un incremento del 30% del costo della passata non inciderebbe sulla possibilità di garantire un pasto a costi contenuti (rimanendo comunque sotto i 33 centesimi). Per contro, questi cinque centesimi in più rappresenterebbero la sopravvivenza di settore. 

"Prima di tutto va riconosciuta alla produzione la giusta marginalità; inoltre, deve cessare l’uso discriminatorio che si è troppo spesso fatto delle tabelle qualitative divenute uno strumento per cercare di riposizionare i prezzi in funzione dell’andamento stagionale. Dato che tutta la filiera concorda sull’importanza dell’aspetto qualitativo, torniamo a chiedere che vengano adottati parametri condivisi chiari, oggettivi ed eventualmente garantiti da enti terzi", conclude il presidente della sezione Pomodoro da industria di Confagricoltura Emilia Romagna. 

Fonte: Ufficio stampa Confagricoltura Emilia Romagna


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