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lunedì 14 gennaio 2019


Carton Pack e il «paradosso» del pack eco-sostenibile

L’"intreccio" tra packaging e sostenibilità è uno dei temi su cui si sta concentrando l’attenzione dei consumatori e dell’informazione e che è destinato ad assumere un’importanza sempre maggiore nei prossimi anni. Non sempre, però, risulta facile capire come affrontare e gestire al meglio aspetti essenziali come la conservazione, il riciclo, lo smaltimento. Anche nel mondo dell'ortofrutta. Massimiliano Persico, della direzione marketing di Carton Pack, arriva a parlare di “paradosso del packaging eco-sostenibile”.  E spiega: “oggi il settore del confezionamento dei prodotti freschi si trova ad affrontare un tema da anni differito ma fondante per una corretta visione complessiva e di lungo termine: l’educazione e la condivisione delle informazioni in merito ai materiali di imballaggio e ai processi industriali di smaltimento. La situazione attuale è chiara: l’inconsapevolezza dei consumatori in merito alle corrette abitudini e procedure di smaltimento degli imballaggi è accompagnata dalla palese confusione e i contraddittori che dilagano tra gli operatori professionali del settore ortofrutta in tema di sostenibilità". 

"Dal Regno Unito e dalla Ue - aggiunge Persico - sono stati lanciati chiari messaggi di intolleranza verso la crescente situazione di inquinamento dovuta all’utilizzo dei materiali plastici, soprattutto nell’imballaggio alimentare. È iniziata così una corsa verso mete incerte e obiettivi discutibili. Oggi il consumatore è indotto, e non guidato, ad acquistare i prodotti freschi confezionati con imballaggi a dir poco discutibili, in nome dell’eco-sostenibilità. È la somma fra questi obiettivi sbagliati e l’adozione di schemi inappropriati a rendere il tema della sostenibilità degli imballaggi tanto critico oggi quanto poco chiaro per molti operatori della filiera”.



“Carton Pack produce film plastici e prodotti termoformati in R-Pet, ma ha una lunga esperienza anche nella produzione di imballaggi in carta e cartone”, sottolinea Persico. “Possono essere questi ultimi una valida alternativa eco-sostenibile? In molti hanno percorso la via del cartone, come ancora di salvezza o la prima, e nemmeno più economica, soluzione al problema. Molti operatori della Gdo hanno quindi chiesto a gran voce questo tipo di imballaggio in modo indifferenziato. L’imballaggio in cartone è sicuramente una soluzione ottima e idonea per certi tipi di prodotti freschi, ma non per tutti. La situazione si complica quando il cartone viene accoppiato a un film in politene per evitare problemi di contatto alimentare ovvero di contatto con prodotti umidi o bagnati. In questo caso il cartone viene visto dal consumatore finale come un imballaggio da smaltire con la carta, creando problemi nella filiera di recupero per l’immissione di materiale plastico accoppiato al cartone”.

“La grande distribuzione negli ultimi anni - aggiunge Persico - ha affrontato una strada impervia, disseminata di scelte per nulla eco-sostenibili o funzionalmente di dubbio successo, come nel caso di imballaggi in cartone politenato: spesso avvolti da film plastico estensibile, collassano facilmente sotto l’azione della condensa e dell’umidità del prodotto fresco”.


“Carton Pack - dice ancora Persico - produce da molto tempo contenitori in Pla. Seguendo la definizione di biodegradabile secondo l’American Society for Testing and Materials International i polimeri biodegradabili, ovvero la plastica biodegradabile come ad esempio la Pla, dovrebbero decomporsi facilmente, in un certo tempo, per azione enzimatica, in molecole semplici che si trovano normalmente nell’ambiente. Tutto ciò significa che, a livello territoriale, dovremmo essere dotati di impianti per il trattamento termico/metabolico dei rifiuti plastici biodegradabili. Ma non è così. Spesso il consumatore li identifica come plastica e li smaltisce di conseguenza, vanificando i maggiori costi e il maggior impiego di energia e di produzione di Co2”. 

Per Carton Pack, in sostanza, esiste un paradosso in base al quale la scelta apparentemente più eco-sostenibile nasconde in realtà degli esiti “peggiorativi”: “Abbiamo comparato concretamente l’impatto che alcuni imballaggi eco-sostenibili hanno ad esempio nella catena di distribuzione, confrontandoli con imballaggi in R-Pet, completamente provenienti da riciclo e a loro volta riciclabili. Affidandosi a pochi dati obiettivi e sottoponendoli alla verifica matematica, abbiamo preso in considerazione gli alveoli per frutta. In questo caso specifico, molta parte della Gdo europea oggi sta virando verso l’utilizzo di prodotti in carta oppure in fibra vegetale comunemente detta polpa di legno. Non ci addentriamo nei particolari di stoccaggio e trasporto, anche se riteniamo sia utile verificare la sicurezza igienica connessa al trasporto: gli alveoli in polpa di legno spesso provengono da Paesi lontani e sono trasportati su pallet senza imballaggio secondario, ad eccezione di una copertura in nylon. Ciò che alcuni operatori della Gdo non calcolano, a nostro avviso, è l’impatto ambientale connesso alla catena distributiva per l’utilizzo di questi imballaggi eco-sostenibili”.



“Aiutiamoci con il grafico sopra e con alcuni calcoli estrapolati da documenti e fatture commerciali dei principali produttori del settore: la quantità di alveoli in carta o in fibra vegetale contenuti in un pallet, siano essi in scatole o meno, è di molto inferiore rispetto allo stesso prodotto in R-Pet. Il risultato - commenta Persico - è palese quanto paradossale: che impatto ambientale, ossia emissioni di Co2, può avere l’impiego di mezzi inquinanti per il trasporto di imballaggi eco-sostenibili con un rapporto 4 a 1 rispetto alla plastica riciclata R-Pet?”. “Gli imballaggi in fibra vegetale, di fatto - prosegue l’esponente di Carton Pack - oggi vengono importati in Italia o in Ue provenendo anche da paesi asiatici e oltre oceano, quindi l’impatto ambientale e il costo si moltiplicano per l’utilizzo di navi, centri di stoccaggio, distribuzione su strada…”.

Concludendo, qual è per Carton Pack la scelta tecnicamente migliore per garantire un basso impatto ambientale e l’eco-sostenibilità? “La prima cosa che si nota in un ecosistema naturale è che si basa sulla perpetuazione, vale a dire che sostiene principalmente quegli elementi che si rigenerano. Il riciclo è la soluzione più sostenibile e oggi l’R-Pet continua ad essere la soluzione più funzionale a risolvere i problemi connessi al trasporto, alla conservazione e all’estensione della shelf-life del prodotto fresco. È importante tuttavia utilizzare tutti gli elementi tecnici e le conoscenze scientifiche in modo ponderato al fine di sfruttare congiuntamente i vari punti di forza dei materiali, dei processi, delle tecnologie industriali per ottenere un risultato bilanciato che risponda adeguatamente alle dinamiche di controllo dei costi, logistiche, di conservazione e igiene alimentare, di smaltimento post consumo… Oggi è possibile riciclare delle bottiglie in Pet per convertirle in un contenitore per pomodori in R-Pet, il quale opportunamente conferito nella plastica domestica potrà essere convertito in una custodia per lo smartphone". 



"Il packaging  - annota infine Persico - dev’essere sostenibile contestualmente per l’ambiente, l’economia e il processo industriale, il consumatore finale; il tutto in un’ottica di fattibilità – perché le risorse reperibili in natura devono poter essere processabili tecnicamente dall’industria di trasformazione e smaltimento in modo efficace ed efficiente - di sicurezza – che si traduce in salvaguardia dell’ambiente e delle risorse naturali, nonché attenzione alla salute e alla sicurezza alimentare per il consumatore finale - e infine di equità – sotto il profilo economico si deve garantire sostenibilità economica in funzione dei costi di produzione e approvvigionamento delle materie prime e di conseguenza in funzione della capacità di spesa dei consumatori -".

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