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lunedì 10 dicembre 2018


«Così Milano sarà hub dell'agroalimentare»

“Entro tre anni il Mercato di Milano si trasformerà in hub per tutta la filiera agroalimentare italiana, Gdo compresa, un polo di innovazione e di sperimentazione all'altezza della tradizione del Made in Italy nel mondo”. E se la data di fine lavori indicata nel progetto, il 2021, è accompagnata da un piccolo punto di domanda, “perché gli scogli finanziari e burocratici non mancano”, il progetto “andrà sicuramente in porto, non ci sono piani B”. Cesare Ferrero, presidente di Sogemi, lo assicura a Italiafruit News in un’intervista di primo mattino condotta tra i padiglioni dell’attuale struttura commerciale e gli uffici di via Lombroso. Entrambi segnati dal tempo, “vetusti ma non fatiscenti”, li definisce il 54enne manager milanese, bocconiano, figlio di un costruttore edile, legato professionalmente da sempre al mondo immobiliare e delle infrastrutture.



“Contiamo di iniziare i lavori del nuovo mercato l’anno prossimo partendo dalla piattaforma logistica - spiega Ferrero - in modo da agevolare gli operatori in tutte le attività di movimentazioni delle merci destinate in mercato, per poi proseguire con i padiglioni dell’ortofrutta, che copriranno 50mila metri quadri di superficie di vendita. Puntiamo a pubblicare il bando per la piattaforma nel primo semestre 2019, quello per l'area frutta e verdura nella seconda metà dell’anno. Siamo una società pubblica, le procedure richiedono tempo: per la selezione dei progettisti, per cantierizzare le opere. Ma poseremo la prima pietra nel 2019 e vogliamo chiudere i lavori due anni dopo”.



Dopo l’approvazione del progetto in consiglio comunale dello scorso febbraio, però - facciamo presente, c’è stato un rallentamento che ha allarmato gli operatori grossisti. “Il progetto - spiega Ferrero - è vincolato al co-finanziamento dell’opera attraverso il sistema bancario privato per la metà del valore; ci siamo attivati, abbiamo preso un advisor, e pubblicato, in novembre, il bando per l’erogazione di finanziamenti fino a 50 milioni di euro. Il bando scade alla fine di questo mese di dicembre: se la risposta delle banche sarà positiva, passeremo allo step successivo e ci lasceremo alle spalle questa condizione sospensiva”.



L’attuale Mercato, progettato nel 1960, ha 53 anni di vita. E li dimostra tutti. “Non c’è una ribalta, per caricare e scaricare occorre percorrere centinaia di metri, è ovvio che ci siano difficoltà organizzative”, aggiunge il presidente Sogemi mentre passeggia tra gli stand. “Dobbiamo gestire l’obsolescenza di questa infrastruttura ma non investiremo per mettere delle toppe: non avrebbe senso. Gli operatori sono insoddisfatti della struttura, è logico. In questi anni, sul nuovo padiglione ortofrutticolo, c’è sempre stato dialogo, il progetto è stato fatto insieme. Poi ciascuno ha le proprie aspettative e prospettive. Nella nuova struttura qualche azienda si ingrandirà, altre rifletteranno sull’opportunità di continuare. Intendiamoci bene: tutti gli operatori presenti potranno trasferirsi nella nuova struttura, più piccola ma decisamente più funzionale; una volta soddisfatte le domande, faremo dei bandi per i posti rimasti”.



Il nuovo mercato, dice ancora Ferrero, “sarà un mix di commercio e logistica: quest’ultima sta trasformandosi molto rapidamente e quella urbana, che ci riguarda da vicino, ha di fronte sfide importanti anche sul fronte della movimentazione elettrica. Vogliamo riportare qui in via Lombroso le catene della Gdo, aggiungere laboratori di analisi, organizzare corsi di formazione, creare strutture di confezionamento e lavorazione: da ingrosso a hub agroalimentare milanese e lombardo tra B2b e B2c, nella città che più di ogni altra in Italia, ha vocazione internazionale”. Attribuire un ruolo da portabandiera del Made in Italy, pensando anche all’eredità dell’Expo, non appare dunque eccessivo.


Il progetto del nuovo Centro agroalimentare

“Oggi conta il commercio, ma conta anche e forse soprattutto tutto ciò che ruota attorno. Nei Centri agroalimentari di Parigi e Barcellona l’area del mercato all’ingrosso occupa meno del 50% del totale, il resto è dedicato ad altre attività: il business, del resto, vuole prossimità di business e il luogo nel quale ci troviamo ha un potenziale enorme ancora tutto da sfruttare. Oggi viaggiamo sì e no al 50%. Vogliamo mettere vicino al cuore, che è il mercato, qualcosa che funzioni altrettanto bene”. 



Recentemente Sogemi ha comprato il logo Foody, disegnato da Disney per Expo 2015 che ha come protagonisti 11 frutti e ortaggi: “Una volta conclusa la riqualificazione, utilizzeremo il nome Foody freschi da 50 anni. Questo deve essere il luogo della qualità e della sicurezza alimentare, della cultura del cibo e su questo costruiremo un percorso preciso. Abbiamo la fortuna di essere a Milano, città più dinamica di altre, vogliamo portare cultura e dinamismo in questa struttura dove, quando sono arrivato due anni fa, ho trovano tanto immobilismo. Nei giorni scorsi abbiamo firmato per portare nei nostri uffici la Borsa merci del grano, che si aggiunge a carne, fiori, pesce. Vorremo svilupparci anche anche nel caseario, settore di grande importanza per la Lombardia”. 

Il progetto arriverà in porto, insomma: "Chi dice il contrario fa marketing negativo. Sono stato nominato presidente di Sogemi nel 2016, il piano è stato approvato dal consiglio comunale in 18 mesi, quando nei 20 precedenti anni erano stati fatti otto progetti e nessuno aveva passato l'esame consiliare. Dopo il superamento della sospensiva legata ai finanziamenti, entreremo nel vivo con la progettazione nel 2019, i bandi di gara e la costruzione nel 2020 per poi aprire nel 2021".

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