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mercoledì 5 dicembre 2018


Assicurazioni e agrotessili, un matrimonio che s'ha da fare

I cambiamenti climatici sono sempre più evidenti. Aumentano le temperature, il livello medio dei mari e gli eventi meteo straordinari, si modificano i regimi delle precipitazioni, si sciolgono i ghiacciai e il settore agricolo è tra i più esposti alle conseguenze. Ecco perché Ugc Cisl Ravenna ha recentemente organizzato a Faenza l’incontro “Cambiamenti climatici, nuove avversità fitopatologiche. Come difendersi? Confronto tra assicurazione e impianti antigrandine e antinsetto”.

Dopo l’intervento di Vittorio Marletto, agrometeorologo dirigente di Arpa Emilia-Romagna, che ha parlato dei pericoli dovuti all’aumento delle concentrazioni di gas a effetto serra prodotte dalle attività umane, Eugenio Morsiani di AgriAss di Ferrara, ha spiegato le problematiche legate alle polizze, in particolare al decreto Martina del 2015.



“Per fare una buona polizza – ha detto Morsiani - abbiamo bisogno di dati sicuri. Una volta l'agricoltore vedeva la potenzialità produttiva e l’assicurava, oggi, dopo il decreto 2015 la filiera è in difficoltà perché dobbiamo confrontarci con uno strumento, il Piano assicurativo individuale (Pai), che complica il lavoro di tutti. Intanto, oggi gli agricoltori non possono assicurare a contributo ciò che producono realmente, ma solo quanto decretato dallo stesso Pai. Una regola introdotta dall’ex ministro Martina, che ha così cancellato il precedente sistema virtuoso (ex art. 68-2014, ndr)”.

Non solo. “I coefficienti e gli algortimi applicati calcolano le rese in modo tale che non corrispondano ai quantitativi reali. Il che complica l'accesso ai contributi. In realtà – ha concluso – abbiamo solo bisogno di un Pai che dia certezze e garanzie e, possibilmente, non rappresenti un ostacolo al contributo. Meglio, poi, se fosse redatto senza le rese e alla scadenza del piano colturale. Insomma, una semplificazione necessaria anche nell'ottica di un necessario ricambio generazionale”.



Dalla difesa passiva a quella attiva. Michele Zaniboni di Romagna Impianti si è focalizzato sulle diverse tipologie di impianto e sugli accorgimenti tecnici per garantire un sistema efficiente. I frutteti, però, vanno sempre più protetti da grandinate, vento, eccessiva radiazione, insetti e Giuseppe Netti, agronomo del Gruppo Arrigoni, ha descritto al pubblico gli agrotessili innovativi e i motivi per cui sia riduttivo parlare di reti antinsetto o antigrandine: ora parliamo di sistemi che non hanno un’unica funzione, ma multiple.
“I produttori sono sempre più paragonabili alle imprese agricole – ha puntualizzato il tecnico – Il che significa dovere fare reddito, quindi portare frutti al cliente, rispettare i contratti di fornitura e garantire la costanza dell’offerta. Con gli agrotessili è possibile aumentare la produttività garantendo anche cibo di qualità, in quanto protetto da più avversità”.

Il costo? “Se consideriamo la quota di ammortamento, il costo annuo di un impianto è pari a 1.500-2.000 euro per ettaro, con il vantaggio di poterlo finanziare con i programmi di sviluppo rurale”, ha osservato Netti.
 
Probabilmente, resta valido il detto in medio stat virtus: il futuro potrebbe proporre dei “pacchetti completi assicurazione più agrotessili”, in grado di salvaguardare il reddito dell’imprenditore, utilizzando strumenti idonei ed economicamente sostenibili.

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