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martedì 4 dicembre 2018


«L'essenziale è invisibile agli occhi»

Assaggiare la frutta per professione, mettendo a valore un handicap fisico. Da qualche giorno la storia di Silvia Chelazzi, toscana di Lucca, è rimbalzata sui quotidiani nazionali come caso di successo del nostro settore.
Perduta la vista nel 2006 a causa di una malattia rara, sei anni dopo è diventata degustatrice di frutta grazie alla raffinatezza sviluppata dagli altri sensi, in particolare: gusto, tatto e olfatto.

Alla giornalista Enza Cusmai de Il Giornale, Silvia Chelazzi, che di professione era biologa, ha raccontato: “Tutto è nato nel 2012 quando mi ha contattata Susanna Bartolini, responsabile del percorso sensoriale oltre la vista della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Voleva creare un gruppo non influenzato dalla vista per analizzare antiche varietà di frutta del territorio toscano. Spesso questi prodotti non sono invitanti per chi li giudica con gli occhi, perché presentano qualche malformazione o una colorazione irregolare. Noi non vedenti, invece, possiamo capire quando un frutto è buono, senza essere condizionati dall’apparenza”.

Un percorso da panelista iniziato con la valutazione di una mela, della quale ha dovuto quantificare - con punteggio da uno a nove - forma e dimensione grazie al tatto, aroma (con l’olfatto), fino a sapore e croccantezza tramite il gusto.
Da anni i centri di ricerca pubblici e privati impiegano i panel test per studiare il gradimento delle loro nuove selezioni e individuare i migliori geni da trasmettere grazie al miglioramento genetico. L’obiettivo è ottenere frutti (e ortaggi) belli fuori e buoni dentro.

“Ogni cosa, senza la vista, viene in qualche modo geolocalizzata - ha spiegato - perché i vari sensi si acutizzano e creano una sorta una mappa. Conosco un pittore non vedente che riesce persino a distinguere i colori dalla densità delle tempere a olio che sente al tatto”.

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