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Vittorio Sgarbi lunedì 3 dicembre 2018


Sgarbi dottor Jekyll e mister Hyde

Vittorio Sgarbi a due facce. Per chi voleva ascoltare una lezione di storia dell’arte e per chi si aspettava che tenesse fede al proprio cognome. Ecco allora che, prima della lectio magistralis su frutta e verdura sciorina una infinita serie di battute sopra le righe ("bersaglio" preferito l’amico e conterraneo Paolo Bruni) ma anche allusioni e frasi a “bassa digeribilità”, con il “sesso” a farla da padrone.

Poi, continuando a masticare amaro per una notizia di cronaca del giorno prima che lo riguarda (“sono di pessimo umore”), torna a indossare i panni che gli stanno “a pennello”: quelli del critico d’arte capace di cogliere e raccontare in modo avvincente significati e sfumature di quadri e sculture.




L’ortofrutta è fin dall’antichità al centro dell’attenzione di alcuni dei più grandi artisti che le hanno dedicato opere passate alla storia trasformando le nature morte in nature vive. La carrellata di splendide opere che compaiono sugli schermi del centro congressi del Nh Hotel di Assago punta inizialmente i riflettori sul cestino con fichi del 30 Dopo Cristo ritrovato nell’antica Oplontis, l’odierna Torre Annunziata e sulla coeva “Vasi con Frutta” rinvenuta a Pompei e prosegue con capolavori Rinascimentali come la Madonna della melagrana di Botticelli e quella (scolpita in splendida scultura) di Jacopo della Quercia, le Quattro stagioni di Arcimboldo e la Cesta di Frutta di Caravaggio, uno dei dipinti più importanti del Seicento: mele, uva, foglie sono allegoria del tempo che passa, riferimento alla caducità della vita umana.

Vittorio Sgarbi

E poi, commentando opere di epoca moderna, Sgarbi emoziona con i capolavori “ortofrutticoli” di Pellizza da Volpedo, Manet, Van Gogh, del fiammingo Aertesem, di Cezanne, Frida Kahlo, Magritte, Guttuso, De Chirico e cita artisti meno noti al grande pubblico: è il caso del bolognese Annibale Carracci, che con il suo Mangiafagioli crea una delle più importanti opere del realismo.

Tra gli autori più espressivi anche Filippo De Pisis tra i maggiori interpreti della pittura italiana della prima metà del Novecento: le sue opere d’arte vibranti di colori espressionistici parlano del passato e del presente e prefigurano la scomparsa della bellezza, ossia la morte.



L’arte della cultura, certo, ma anche della… coltura. Perché analizzando da vicino, con occhio critico e indagatore la frutta raffigurata dai pittori nel corso dei secoli si possono ravvisare i segni inconfondibili di determinati agenti patogeni. I pittori hanno dipinto frutta “perfettamente-imperfetta” tanto che da un attento esame dei quadri si scopre che la ticchiolatura, alcuni marciumi e le comuni muffe fin dai secoli scorsi compromettono lo stato fitosanitario della frutta.

Sgarbi vorrebbe mostrare e commentare altri quadri ma ha perso troppo tempo nello sproloquio iniziale; chiude così con una carrellata che in un lampo porta dagli impressionisti ai giorni nostri.

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