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lunedì 3 dicembre 2018


Derivati del pomodoro, i costi dell'Italia

Valorizzazione della qualità delle produzioni e etica nelle relazioni commerciali sono i temi al centro dell’assemblea pubblica di Anicav, la più grande associazione di rappresentanza delle imprese di trasformazione del pomodoro al mondo, tenutasi venerdì scorso nel corso dell’annuale appuntamento Il Filo Rosso del Pomodoro, una manifestazione interamente dedicata alla filiera del pomodoro da industria, giunta alla sua sesta edizione.

Più valore al prodotto. Più valore alla filiera è il tema che abbiamo scelto come filo conduttore della giornata  - ha dichiarato il presidente di Anicav Antonio Ferraioli (foto di apertura) - Si tratta di un argomento di grande importanza ed attualità, anche alla luce delle discussioni che, soprattutto negli ultimi mesi, hanno investito il nostro settore in particolare sull’utilizzo di pratiche commerciali sleali e quindi sulla necessità di promuovere un’etica nelle relazioni commerciali che porti verso una maggiore collaborazione tra industria e Gdo”. 

Il momento centrale della giornata ha riguardato la presentazione dello studio “Analisi del costo industriale nel settore delle conserve di pomodoro”, commissionato dall’Anicav al Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli ed elaborato dal professore Francesco Gangi e dal professore Eugenio D’Angelo, finalizzato allo sviluppo di un modello di analisi del costo industriale di produzione di alcune tra le maggiori referenze prodotte dalle aziende di trasformazione: pelato, polpa e passata.

“Al fine di poter riconoscere il giusto valore alle nostre produzioni - afferma Giovanni De Angelis, direttore generale di Anicav - l’Associazione ha immaginato di lavorare alla definizione di un costo industriale delle referenze più vendute. Tale costo, con l’aggiunta dei costi generali di struttura - che, pur variando da azienda a azienda, hanno comunque un’incidenza significativa - e, naturalmente, del giusto margine, potrà rappresentare per il consumatore un prezzo di riferimento che garantisca qualità del prodotto e sostenibilità etica ed ambientale”. 

Lo studio è stato oggetto di discussione nel corso di una tavola rotonda cui hanno partecipato il presidente di Anicav, Antonio Ferraioli, Francesco Mutti, presidente Centromarca, Francesco Pugliese, ad Conad, Pier Paolo Rosetti, direttore Generale di Conserve Italia e Giorgio Santambrogio, presidente Adm. 

“Le risultanze dello studio, lungi dal voler essere utilizzate come strumento contrattuale - ha dichiarato Antonio Ferraioli - potranno rappresentare la base da cui partire per avviare un’interlocuzione con il mondo della distribuzione finalizzata ad affermare la qualità e la tipicità del pomodoro da industria italiano e aprire un nuovo scenario per la filiera, contribuendo all’evoluzione, in ambito mercantile, dei derivati del pomodoro da commodity a basso costo a prodotti di qualità, sostenibili sotto il profilo ambientale, sociale ed etico. Riteniamo, infatti, che l’interesse del consumatore non può e non deve essere salvaguardato esclusivamente abbassando i prezzi: è necessario il rispetto dell’etica nel lavoro e nelle relazioni commerciali, tenendo ben ferma la qualità delle produzioni”. 

Lo studio
Scopo della ricerca è stato quello di analizzare il costo industriale di alcune delle principali referenze prodotte dalle aziende associate Anicav: il pelato da 500 grammi, il pelato da 3 chili, il cubettato da 500 grammi e la passata da 700 grammi. 

Lo studio è pervenuto non solo a una stima del valore unitario di produzione delle singole referenze oggetto d’analisi (costo unitario scatola/bottiglia), ma anche delle incidenze delle diverse componenti di costo diretto (limitando l’analisi a quei fattori di produzione che concorrono alla formazione del primo margine, quali: materia prima, imballo primario, energia, trasporto materie prime, personale, ammortamenti, ecc.). Per l’imballaggio primario, con particolare riguardo ai formati retail in scatola, è stato considerato un valore medio tra le varie tipologie in uso (easy open/open top, smaltate/grezze, ecc).

Il gruppo di lavoro ha analizzato circa 900 osservazioni (per il triennio 2014-2016) rese disponibili dalle aziende aderenti all’iniziativa attraverso l’upload dei dati, in forma anonima, su una piattaforma telematica realizzata ad hoc. I risultati dell’indagine hanno mostrato che il costo medio di produzione industriale del pelato da 500 grammi è di 0,228 euro e quello del cubettato da 500 grammi è di 0,222 euroPer quanto riguarda la bottiglia di passata da 700 grammi il costo industriale medio è risultato pari a 0,384 euro mentre quello del pelato da 3 kg è di 1,205 euro

Al costo industriale dovranno essere aggiunti i costi di etichettamento ed imballaggio secondario per lo scatolame oltre ai costi generali ed i costi di struttura - amministrazione, assicurativi, di marketing, etc - la cui incidenza sul valore della produzione è stata stimata in un range (media-mediana) tra il 6,2% e 6,5%, come riportato nella ricerca.

Lo studio è stato integrato da un’estesa analisi di bilancio per indici e per margini - su un campione di aziende più esteso rispetto a quello utilizzato per l’analisi dei costi di produzione (anche se omogeneo sul fronte delle produzioni industriali) - che ha permesso di svolgere un approfondimento anche sotto il profilo economico finanziario e degli equilibri patrimoniali, attraverso la realizzazione di un robustness check. 

Alla luce delle analisi condotte, la gestione dei prezzi di vendita appare in una fase particolarmente critica sia per assicurare gli adeguati standard di qualità ai prodotti finiti, sia per garantire le necessarie condizioni di equilibrio economico-finanziario e di remunerazione del capitale investito. 

I numeri della campagna 2018
Nella campagna 2018, le aziende italiane, a fronte di circa 60.500 ettari messi a coltura, hanno trasformato 4,65 milioni di tonnellate di pomodoro - in calo dell’11,5%, rispetto al 2017 - con una riduzione del 12,7% nel Bacino Centro Sud e del 10,2% nel Bacino del Nord. L’Italia, secondo trasformatore mondiale di pomodoro dopo gli Usa, rappresenta il 13,6% della produzione mondiale (pari a 34,3 milioni di tonnellate) e il 49% del trasformato Ue, con un fatturato totale di oltre 3,15 miliardi di euro.

Per quanto riguarda i consumi interni, nel periodo settembre 2017-settembre 2018 è proseguita la riduzione delle quote di mercato interno: la flessione maggiore ha riguardato i pelati, che hanno registrato una riduzione del 7,2%, e la polpa (-4,6%). Risultati un po’ più tranquillizzanti, ma pur sempre negativi, per la passata (-2,1%), che continua ad essere il prodotto più venduto, mentre i pomodorini rimangono stabili. 

Buone le perfomance delle esportazioni, che, in un settore export oriented come quello della trasformazione del pomodoro, da sempre riescono a bilanciare il calo dei consumi interni: l’Italia, infatti, è il primo Paese esportatore di derivati del pomodoro che rappresentano l’emblema della cucina italiana nel mondo. Nel primo semestre 2018 (dati Istat) si è registrata una crescita dell’11% in volume e del 7,7% in valore, con un valore ampiamente positivo della bilancia commerciale. 

Fonte: Ufficio stampa Anicav


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