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mercoledì 24 ottobre 2018


Pomodoro, Mutti si conferma primo trasformatore d'Italia

L’azienda di Parma continua ad investire in qualità e innovazione per generare valore in tutta la filiera, a partire dal prezzo di acquisto del pomodoro: Mutti, grazie alla propria politica di incentivi e premi per le buone pratiche in campo, nella campagna 2018 ha corrisposto ai suoi conferitori il 6% in più rispetto all’indice di prezzo pattuito, che diventa il 16% in più rispetto alla media del Nord Italia. Questo differenziale di prezzo, rispetto alla media del mercato, è pressoché raddoppiato se confrontato ai valori degli ultimi cinque anni. 

A chiusura della campagna 2018 il Gruppo Mutti si conferma il primo trasformatore italiano in termini capacità produttiva, continuando a scalare il ranking della classifica a livello mondiale: 2.845.000 milioni di quintali di pomodoro sono stati trasformati nello stabilimento di Montechiarugolo, più di due milioni di quintali nel nuovo sito produttivo Pomodoro 43044 di Collecchio e quasi mezzo milione di quintali in quello di Fiordagosto-Oliveto Citra (Sa) - dedicato alle specialità tipiche del Sud, come il pomodoro lungo e il ciliegino.

I volumi realizzati dal Gruppo Mutti nel 2018 hanno raggiunto le 539.185 tonnellate, dati leggermente inferiori rispetto alla campagna precedente, in seguito a una generalizzata contrazione dei volumi complessivi prodotti in Italia (-15% Vs 2017), sia per effetto delle minori superfici investite (-5% Vs 2017), sia per le minori rese (-6% Vs 2017) dovute all’andamento climatico. La campagna di raccolta, che ha preso avvio ed è terminata con notevole anticipo, non ha infatti goduto di un clima favorevole: in Pianura Padana l’andamento pluviometrico della primavera/estate è stato caratterizzato da piogge superiori alle medie, e settembre è stato al contrario un mese caldissimo e siccitoso. In Puglia e Basilicata, invece, la stagione è stata caratterizzata da un susseguirsi di eventi temporaleschi che hanno reso discontinua la raccolta del pomodoro. 

“La ricerca della qualità - dichiara Francesco Mutti - si traduce in una politica di premium price, ovvero di sovraprezzo per qualità superiore, con un +16% rispetto alla media del mercato del nord Italia (pari a un 9% in più rispetto alla media di mercato per effetto della selezione a cui si va ad aggiungere un altro 7% tra premi, incentivi e servizi). Una media premiante per i nostri conferitori se si considera che durante la campagna il differenziale del Brix - che esprime indirettamente la sapidità del pomodoro - è stata mediamente superiore del 7% rispetto al valore medio di mercato, con oscillazioni cha vanno dall’8% ad inizio campagna, fino al 5% a fine settembre. Questo differenziale di indice prezzo rispetto alla media del mercato è pressoché raddoppiato rispetto alla media degli ultimi cinque anni"

"Per le produzioni tipiche del Sud Italia, come pomodorini e pelati, è stata adottata una politica shock ovvero di fortissimo incentivo alla qualità con un indice di prezzo che può arrivare fino a +30% rispetto al prezzo base di acquisto. Le aree di produzione che hanno guidato la campagna si sono confermate quelle tipiche, prevalentemente Emilia-Romagna (76%) al Nord e Puglia (84%) al Sud, nelle quali il Gruppo Mutti persegue un sistema di approvvigionamento attento a selezionare la qualità superiore della materia prima all’accettazione".

Con la campagna 2018 un altro obiettivo raggiunto dal Gruppo è la completa conversione alla raccolta meccanizzata che ha raggiunto il 100% su tutte le tipologie di pomodoro in tutti gli areali di produzione, con l’obiettivo di evitare qualsiasi forma di lavoro manuale non qualificato e di sostenere l’adozione delle migliori pratiche agricole.

Il pomodoro Mutti è da sempre 100% italiano, proveniente da aree certificate - ad una distanza media di circa 130 km dai siti produttivi - e rintracciabile fino all’azienda agricola e ai suoi relativi campi, secondo il principio di trasparenza dell’origine geografica del pomodoro che da sempre contraddistingue l’azienda.

 “Sin dall’origine abbiamo cambiato le regole del settore con l'obiettivo di introdurre nuovi standard nella filiera, aspirando all'eccellenza in termini di qualità e sicurezza alimentare. Per noi il pomodoro deve provenire solo da aree certificate con coltivazioni openair, con raccolta a maturazione ottimale e lavorazione entro poche ore dalla raccolta - commenta Ugo Peruch, direttore agricolo del Gruppo Mutti - Nonostante i significativi miglioramenti apportati negli ultimi anni, diversi rapporti denunciano che parte della filiera italiana del pomodoro da industria è ancora alle prese con alcune problematiche di primaria rilevanza sociale riguardo a condizioni di lavoro inique di lavoratori stagionali. Per questa ragione ci adoperiamo attivamente per garantire che tutte le nostre attività siano condotte con la massima responsabilità e nel pieno rispetto dei lavoratori. Abbiamo anche aperto un dialogo con gli altri attori della filiera al fine di disegnare un piano d’azione comune in grado di prevenire qualsiasi forma di sfruttamento del lavoro. Inoltre, condividiamo con i nostri oltre 1.000 conferitori chiare regole sulle pratiche di raccolta per una filiera sostenibile sia dal punto di vista ambientale che etico-sociale, chiedendo espressamente di adottare la raccolta meccanica e garantire tracciabilità completa lungo la filiera".

A chiusura della campagna 2018 il Gruppo Mutti registra un aumento delle assunzioni di personale stagionale sui 3 stabilimenti, per un totale di 1.340 persone, di cui 1.148 stagionali coinvolti. Una cifra rappresentata per lo più da giovani studenti universitari, con un’età compresa tra i 18 ed i 25 anni, affiancati da personale fisso, esperto e qualificato nel seguire in tutte le fasi del processo di raccolta e di trasformazione del pomodoro.

Fonte: Ufficio stampa Mutti 


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