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Peperone Senise peperoni cruschi giovedì 30 agosto 2018


Cresce l'interesse per l'oro rosso lucano

Un prodotto semplice che, grazie a una sapiente lavorazione artigianale, eleva il suo valore all'ennesima potenza. Ed è proprio attraverso questa trasformazione che il Peperone di Senise (Potenza) è diventato un prodotto icona della Basilicata, tanto da aver ottenuto nel lontano 1996 l’Indicazione geografica protetta (Igp).
E oggi, attorno al prodotto lucano, c'è un interesse crescente, testimoniato anche dalle iniziative promozionali organizzate per valorizzarlo, come il recente “U strittul ru zafaran” (Il vicolo del peperone) - l'evento più atteso dell'anno a Senise - la cui 17esima edizione si è svolta dal 9 all'11 agosto scorso.

peperone crusco

Il prodotto lucano, appartenente alla famiglia delle solanacee, si distingue per la sua morfologia in tre tipologie: appuntito, tronco e uncino. Il trapianto viene eseguito nei primi mesi dell’anno con un calendario produttivo dalla prima decade di agosto fino a settembre inoltrato. L’area di produzione del peperone di Senise comprende vari Comuni, fra le due province lucane, localizzati sulle fertili valli dei fiumi Sinni e Agri. Diverse sono le possibilità di vendita del prodotto, sia fresco che in polvere, ma il peperone essiccato - crusco - rimane quello più amato dai consumatori.

“Non solo cibo ma veicolo di tradizioni e cultura, un prodotto pregiato anche per gli elevati costi dovuti ad una lavorazione laboriosa e artigianale, ecco perché viene definito oro rosso lucano”, spiega a Italiafruit News Mariapaola Vergallito, responsabile comunicazione dell'Associazione sviluppo storico ambientale (Assa), organizzatrice della manifestazione dedicata al Peperone di Senise.

Peperone crusco di Senise

“La lavorazione - continua - è fortemente legata alle tradizioni del luogo. Essa si realizza nell’essicazione del prodotto affidandosi alla forza naturale del sole e alle abili mani per l’insertamento”. Infatti, una serta è la collana di peperoni essiccati, realizzata con ago e spago che può raggiungere fino ai 35 euro il chilo.

Assa conferma il crescere della domanda e di conseguenza l’interesse delle aziende agricole alla coltivazione del peperone. E l’ortaggio dal classico colore vermiglio, in questi tre giorni di percorsi enogastronomici, è stato il protagonista che rallegra il centro storico del paese coinvolgendo persino i territori limitrofi e della costa jonica. La sfida, ora, è far conoscere sempre più il peperone crusco anche fuori dai confini territoriali.

(Ha collaborato Vincenzo Iannuzziello)

Copyright 2018 Italiafruit News


A cura della redazione

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