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lunedì 30 luglio 2018


Cera: l'eredità di Marchionne in un settore statico

Rompere gli schemi, sfidare la continuità, ripensare i ruoli di tutti: è questa l’eredità lasciata dal manager Sergio Marchionne all’economia e all’imprenditoria italiana. Un’eredità che può diventare preziosa anche per il settore ortofrutticolo italiano”. Ne è convinto Francesco Cera (nella foto), direttore generale del Mercato agroalimentare di Padova, che in una nota inviata alla nostra redazione elabora alcune riflessioni e si esercita in parallelismi legati, in particolare, al mondo dei Mercati all’ingrosso.

“Marchionne era un sognatore per certi versi anche folle, altrimenti non avrebbe fatto nascere Fca e salvato Fiat”, scrive Cera. “Il sogno deve però poggiare su solide basi e qui compare un’altra parola chiave: aggregazione. Se Marchionne non avesse aggregato, Fiat sarebbe scomparsa. La stessa cosa servirebbe per le nostre imprese e per i Centri agroalimentari, che sono troppi”.

“Per chi esporta il sogno può essere quello di lavorare su nuovi orizzonti: Cina, Dubai… Servono nuovi servizi per Paesi che da importatori puri diventeranno esportatori. Troppe volte però colgo rassegnato fatalismo quando servirebbero, invece, spinte propulsive”.

“Alle aziende - aggiunge Cera - servono per i prossimi anni figure capaci di approcci multidisciplinari. La pratica conta certo, ma la teoria per un manager è essenziale: Marchionne era partito da una laurea in filosofia che nel comparto sarebbe considerata inutile, e invece… Nel nostro settore servirebbe un secondo Piano Mercati ma questa volta cultural-manageriale: servono menti nuove, fresche, dinamiche preparate, competenti. Ricordo le disquisizioni fatte alle fiere di Berlino e Madrid con uno dei più grandi presidenti manager che abbia conosciuto: Paco Borras del colosso spagnolo Anecoop. Appassionato di analisi statistiche, ebbe l'intuizione, per l’export, di abbinare il vino all'ortofrutta. La sua attenzione alla disamina dei prezzi europei con serie storiche e proiezioni è stata essenziale per anticipare i mercati e meglio programmare la produzione”. “Insomma, essere veloci nel commercio di oggi non basta - la considerazione di Cera - bisogna anche essere bravi analisti”. 


E ancora: “Il primo impiego di Marchionne fu alla Deloitte & Touche società di revisione contabile. La familiarità con le problematiche di bilancio si è dimostrata preziosa per diagnosticare rapidamente il vero stato di un'azienda e costruire strategie di riposizionamento praticabili e sostenibili. Quanti concordati e certe volte tragici fallimenti si sarebbero evitati con questo approccio?”

“Spesso - conclude il direttore del Maap - raccolgo confidenze di grossisti illuminati che vorrebbero assumere manager ma non lo fanno perché figure ancora dominanti in azienda non lo consentono pensando non serva… E così l’azienda non si evolve e magari implode. Questo è il vero problema del passaggio generazionale, particolarmente gravoso soprattutto nel Nord Est del Paese”.

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