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Cimice asiatica giovedì 26 luglio 2018


La cimice asiatica invade il Nord: la mappa dei danni

Tempi duri per i frutticoltori di tutto il Nord Italia che, in queste ultime settimane, sono costretti a fare le ore piccole per difendere i loro impianti dalle cimici asiatiche (Halyomorpha halys). I trattamenti, per essere efficaci, devono infatti essere eseguiti nelle ore più fredde, tra le quattro e le sei del mattino, sotto i 20 gradi centigradi di temperatura, quando l’insetto è meno mobile. 

In Romagna, come spiega Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo, l'allerta è massima: "La cimice asiatica - conferma a Italiafruit News - non sta facendo dormire gli agricoltori e sta comportando importanti costi aggiuntivi per la difesa sia attiva che passiva. Le aziende, infatti, si stanno difendendo in tutte le maniere lecite, seguendo gli indirizzi del Servizio fitosanitario regionale e, in alcuni casi, montando reti protettive".

"Attualmente - evidenzia Vernocchi - in tutta la Regione si registrano danni da cimice sulle drupacee e, in particolare, sul kiwi a polpa gialla. Le perdite sono comunque ancora accettabili e quindi non sono tali da compromettere le raccolte".

La situazione è critica anche nei frutteti del Modenese, dove i nuovi adulti della generazione estiva proseguiranno per tutta l’estate la loro attività sia di accoppiamento che trofica. "Si distinguono chiaramente condizioni in evoluzione, oltre che dal punto di vista delle popolazioni, anche del danno", sottolinea, in una nota, il Consorzio fitosanitario provinciale di Modena.

"Danni consistenti" sono invece già stati segnalati da numerosi frutticoltori del Veneto, specie nella zona del Veronese. Le colture più colpite sono due: il pesco e il pero (William e altre varietà estive). "In questo periodo - si legge nel bollettino frutticolo regionale del 20 luglio - sono presenti gli adulti, tutti gli stadi giovanili, compresa la quinta età, che si distingue per la comparsa degli abbozzi alari, e iniziano a comparire anche i primi adulti della nuova generazione". La Regione, in particolare, consiglia agli agricoltori di utilizzare insetticidi con azione abbattente sulla cimice, ricordando che essi agiscono per contatto, pertanto occorre usare un adeguato volume d’acqua. Può essere utile l’aggiunta di bagnanti e sostanze che favoriscono la penetrazione nel corpo dell’insetto, a base di sostanze oleose, oli minerali o vegetali. "Una buona tecnica - si aggiunge - valida in particolare nei frutteti dotati di rete antigrandine, è quella di trattare periodicamente il perimetro del frutteto, per evitare l’entrata dell’insetto". 

Fausto Bertaiola, presidente del Consorzio di tutela del kiwi di Verona, sottolinea: "Nella nostra provincia si rilevano danni gravissimi sulle pesche e nettarine, dopo che l'estate scorsa la cimice asiatica aveva fatto la sua prima comparsa negli impianti di pomacee. Da poche settimane, però, le cimici stanno colpendo anche i frutti dell'actinidia e stanno invadendo altre colture. Ancora è presto per stimare le perdite, ma si tratta, sicuramente, di un problema urgente e pesante per l'intera agricoltura veronese".

Nelle ultime settimane, la cimice asiatica ha poi causato danni importanti alle pesche e nettarine del Friuli-Venezia Giulia. Da maggio l'Agenzia regionale per lo sviluppo rurale (Ersa) sta monitorando la sua diffusione in località rappresentative del comparto frutticolo, quali: Bicinicco, Codroipo, Chiopris Viscone, Fiumicello, Majano, Magnano in Riviera, Mereto di Tomba, Muzzana del Turgnano, Pozzuolo del Friuli, San Giorgio della Richinvelda, San Vito al Tagliamento e Sedegliano. "Nelle aree a maggiore diffusione della cimice - evidenzia l'Agenzia nel suo ultimo bollettino del 19 luglio - si sta osservando un incremento degli adulti della nuova generazione e la presenza contemporanea anche degli stadi giovanili. Halyomorpha halys è infatti presente in numerose specie arbustive e arboree delle siepi, nelle colture frutticole è in diminuzione, mentre è in aumento nel mais e su soia si cominciano a osservare i primissimi esemplari, a conferma della polifagia e capacità di spostamento tra le colture, che la caratterizza". 

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