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mercoledì 25 luglio 2018


Apo Conerpo: fatturato record, su del 12% in tre anni

In 50 anni di attività non ha mai chiuso un bilancio in perdita. E l'ultimo esercizio ha fatto registrare un giro d'affari record (736 milioni di euro, +2,8% sull'anno precedente e +12,3% rispetto al 2014), grazie alla distribuzione di poco più di un milione di tonnellate di prodotti ortofrutticoli, di cui circa 123mila tonnellate destinate all'estero. Il Gruppo Apo Conerpo, tra le principali organizzazioni di produttori in Europa con ben seimila soci e 50 cooperative aggregate, ha presentato ieri i risultati economico-finanziari ottenuti nel 2017 e, più in generale, nel periodo 2014/17. Un mandato che ha visto la presidenza di Davide Vernocchi, confermato alla guida del Gruppo anche per il prossimo triennio. 

"Il giro d'affari - ha detto il presidente durante la conferenza, organizzata nelle sede di Villanova di Castenaso (Bologna) - è sempre il primo dato che si guarda quando si vuole valutare un'azienda. La cifra record di 736 milioni di euro è quindi un risultato decisamente positivo, ottenuto anche grazie all’eccezionale gioco di squadra svolto dalle nostre società Alegra, Naturitalia, Valfrutta Fresco, Brio, Opera e Conserve Italia".

“Per quanto riguarda i diversi canali - ha proseguito Vernocchi - l'esportazione pesa per 123 milioni di euro; la Grande distribuzione italiana per 154 milioni di euro (quasi 195mila ton), mentre il mercato tradizionale (119mila ton) e l'industria di trasformazione (646mila ton) valgono, rispettivamente, quasi 89 milioni di euro. Il plusvalore del trasformato ha raggiunto i 281 milioni di euro”.

“Questi dati - ha aggiunto il direttore generale Gabriele Chiesa - evidenziano, oltre alla crescita del fatturato nel medio periodo, anche un parziale recupero di remuneratività nella collocazione del prodotto sul mercato del fresco, non ancora sufficiente per garantire ai produttori una adeguata redditività per tutte le colture, ma incoraggiante tenendo conto del contesto generale in cui sono stati ottenuti, caratterizzato da una ripresa economica ancora troppo incerta che sta interessando la maggior parte dei Paesi europei, e dalle conseguenze della prolungata chiusura del mercato russo”.

Come ha sottolineato il presidente Vernocchi, più del 90% della produzione commercializzata da Apo Conerpo proviene dai propri soci. I frutti di punta sono le pere (166.700 tonnellate), le pesche e nettarine (83.500 ton), le mele (51.300 ton), il kiwi (44mila ton), le susine (25mila ton), i kaki (8mila tonnellate), le albicocche e le ciliegie (oltre 15.500 ton). Per quanto riguarda invece le orticole, i prodotti più importanti sono i pomodori (oltre 477mila ton), seguiti da cipolle (39.500 ton), carote (oltre 24.800 ton), piselli (19.800 ton), fagioli e fagiolini (13mila ton), cocomeri e meloni (12.500 ton). La produzione di patate sfiora infine le 87.500 tonnellate. 

Per molti prodotti Apo Conerpo costituisce il gruppo di riferimento a livello italiano esprimendo oltre il 21% dell’intera superficie nazionale investita a piselli, più del 19% di quella coltivata a pere, oltre il 15% per i kaki, più del 10% per il kiwi, il 9,4% per le nettarine, l’8,7% per le susine, il 4,6% per le albicocche, solo per citare i più rappresentativi.

In un contesto generale che in Italia ha visto gli investimenti a frutteto proseguire la loro diminuzione e le colture orticole mostrare una tendenza all’allineamento agli anni passati, la superficie coltivata dai soci del Gruppo ha registrato un incremento dell’1,7% raggiungendo i 31.162 ettari complessivi (506 in più del 2016). La superficie a frutteto, in particolare, ha raggiunto 17.231 ettari (779 in più del 2016) a fronte di una contrazione del 4% della superficie investita in Emilia Romagna, scesa a 56.071 ettari (1.511 in meno del 2016). 



"I nostri soci - ha spiegato Vernocchi - negli ultimi tre anni sono ritornati a investire in frutti come kaki, albicocche, ciliegie, susine e pere, mentre purtroppo le pesche e nettarine non registrano ancora una inversione di tendenza. La nostra base sociale, dal 2015 a oggi, si è poi arricchita di dieci nuovi soci: Agri Bio L’Arcobaleno di Agrigento, Agricoop Bio di Avola (Siracusa), Agrifutur di Caserta, Kore di Marsala (Trapani), La Primavera di Zevio (Verona), Maristella di Corigliano Calabro (Cosenza), Fratelli Merolla di Poggiomarino (Naoli), Piano Stella di Caltanissetta, Selvello di Roccastrada (Grosseto) e Valli dell’Appennino Tosco Romagnolo di Cesena”.



Anche nel 2017 il Gruppo ha perseguito gli obiettivi previsti dall’Unione Europea attraverso l’applicazione di uno specifico Programma operativo pluriennale. “Nell’ambito dell’esecutivo annuale - ha affermato il vice presidente Roberto Cera, anch'egli confermato per il prossimo triennio - abbiamo rendicontato per conto dei nostri associati investimenti per oltre 42,5 milioni di euro, così suddivisi: quasi 19,5 milioni di euro indirizzati al miglioramento della qualità dei prodotti, oltre 7,6 milioni per le misure ambientali, 7,3 milioni per la pianificazione della produzione e dell’offerta, quattro milioni per la prevenzione e la gestione delle crisi, circa 3,5 milioni per la promozione di prodotti freschi e trasformati".

Per innalzare sempre più il livello qualitativo delle produzioni, è stata ulteriormente rafforzata la diffusione dell’assistenza tecnica in campagna ed è stato aumentato il numero dei controlli lungo la filiera. Un’altra attività considerata fondamentale è quella di ricerca, sperimentazione e innovazione e in quest’ottica l’Associazione sviluppa direttamente tematiche come le nuove tecniche di impianto e gestione agronomica dei frutteti, la difesa, la valutazione qualitativa in post raccolta, la verifica di nuovi formulati e tecniche di conservazione, gli studi sulle minori emissioni di CO2, le risposte produttive e qualitative delle nuove selezioni e varietà frutticole. Negli ultimi anni, più del 70% delle nuove varietà introdotte negli impianti di pesco e di susino è rappresentato da cultivar studiate dai Comitati tecnici in ambito New Plant, percentuale che supera il 90% prendendo in considerazione anche le pomacee, l’albicocco, il ciliegio, l’actinidia e le colture industriali. 

Da segnalare che la pera a buccia rossa Falstaff è in fase di diffusione affidata in esclusiva ad Apo Conerpo e alle altre due Op socie di New Plant e per la fine del 2018 sono previsti investimenti su oltre 80 ettari. Restando nel comparto delle pere, New Plant ha messo a punto il contratto di sperimentazione di una nuova serie di pere ibride ottenute da Plant & Food per le quali la società neozelandese Prevar ha definito il marchio Piqa®. La prima fase prevede la produzione e la commercializzazione a livello europeo di Piqa® Boo®, la migliore varietà ottenuta dai neozelandesi. Sempre in tema di novità varietali, i produttori del Gruppo stanno piantando la susina cino-giapponese a buccia nera e polpa gialla denominata Black Glamour distribuita in esclusiva fino al 2021 ad Apo Conerpo e alle altre due Op socie di New Plant.


Da sinistra: Roberto Cera, Davide Vernocchi e Gabriele Chiesa

“I consumi dei prodotti ortofrutticoli - hanno rimarcato Vernocchi e Chiesa - rimangono su livelli bassi rispetto alla media degli anni precedenti, anche se dal 2014 sono apparsi i primi timidi segnali di inversione di tendenza, confermati nel triennio 2015/17. In questi ultimi anni i consumi hanno beneficiato delle numerose iniziative promozionali, tra cui il progetto triennale Fruit24! messo a punto da Apo Conerpo e cofinanziato da Unione Europea e Mipaaf, che ha permesso di migliorare le condizioni di commercializzazione di molte specie frutticole, generando un aumento del volume d’affari del Gruppo e una migliore remunerazione del prodotto delle aziende agricole socie”.  

Nel 2017, Apo Conerpo ha migliorato anche l'utile e la sua solidità. L’incremento del fatturato ha infatti contribuito a generare un avanzo della gestione, pari a 429.936 euro (+14%), e ha consentito di erogare anche nel 2017 un ristorno ai soci, pari a 309mila euro (+3% rispetto all’anno precedente), equivalente a circa il 14% dei servizi addebitati ai soci. L’erogazione del ristorno non ha impedito di chiudere l’esercizio con un utile netto, pari a 120.936 euro (+57% sul 2016), che verrà destinato a riserva, rafforzando ulteriormente il patrimonio aziendale che sfiora i 27 milioni di euro. Il patrimonio insieme ai fondi interni specifici ha così coperto interamente gli investimenti strutturali del Gruppo, che hanno superato i 32 milioni.

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