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mercoledì 11 luglio 2018


Pratiche commerciali sleali, primo obiettivo fare presto

Se con la direttiva contro le pratiche commerciali sleali lo scopo dalla Commissione Agricoltura è proteggere gli agricoltori europei dal potere e da eventuali abusi di trasformatori e rivenditori, l’obiettivo dichiarato da Paolo De Castro, primo vicepresidente della Commissione agricoltura e relatore per l'Europarlamento sulla proposta, è legiferare al più presto: “I tempi  sono strettissimi - ha messo in guardia De Castro - dobbiamo chiudere un accordo politico con la Presidenza austriaca entro Natale per vedere il testo finale votato dalla Plenaria durante questa legislatura”.

Con queste premesse, si è tenuto ieri il primo importante dibattito in Commissione agricoltura tra i Gruppi politici insieme all'Esecutivo Ue.

"Eurodeputati e Commissione sono concordi. Teniamo a tranquillizzare gli operatori che più sono preoccupati delle nostre richieste - ha detto De Castro -  non si tratta di una caccia alle streghe contro alcune categorie, ma vogliamo migliorare il funzionamento della catena alimentare nell’interesse di tutti, dagli agricoltori ai consumatori”.

“Il nostro obiettivo - ha aggiunto l’europarlamentare - è quello di mettere fine alle inefficienze economiche che vanno a discapito non solo dei produttori ma anche della qualità del cibo che arriva sulle tavole di milioni di consumatori. Per questo, il lavoro del Parlamento mirerà a rendere la proposta ancora più ambiziosa estendendo l'applicazione a tutti i prodotti agricoli non solo alimentari e a tutti i fornitori, eliminando il limite di 50 milioni di fatturato e 250 dipendenti previsto nella proposta della Commissione Ue".

Sembra che le pratiche sleali commerciali siano diffuse in tutta la filiera e le autorità nazionali di 20 Stati membri hanno già adottato provvedimenti normativi specifici in materia ma, a livello europeo, c'è ancora una importante eterogeneità.
La Commissione ha accolto la risoluzione del Parlamento proponendo una direttiva che le riduca mediante l’introduzione di un livello minimo di tutela comune a tutta l’Ue comprendente un breve elenco di prassi commerciali sleali vietate, andando a tutelare i fornitori della filiera alimentare quando questi vendono prodotti alimentari ad acquirenti che non sono di piccole o medie dimensioni.

Come anticipato, tra le proposte di De Castro, estendere il campo di applicazione anche ai fornitori che non sono Pmi, in modo da includere anche le organizzazioni di agricoltori, e a tutti i prodotti agricoli, per evitare l’esclusione di mangimi e altri prodotti di settori agricoli non parte della produzione alimentare.

La definizione di acquirente dovrebbe essere estesa anche agli operatori stabiliti al di fuori dell’Ue, che acquistano e vendono prodotti sul mercato comunitario, in modo da evitare (anche in vista della Brexit) che gli acquirenti si sottraggano alle disposizioni della direttiva mediante trasferimenti fuori dall’Ue. Un altro emendamento è relativo alla proposta di introduzione di un termine di pagamento per i prodotti non deperibili a 60 giorni dal ricevimento della fattura. Ma c'è anche la proposta di inserire l’esenzione dalle disposizioni sulle condizioni di pagamento per tutti i contributi degli agricoltori alle loro organizzazioni e cooperative di produttori, nonché per gli accordi delle organizzazioni interprofessionali qualora tali accordi riguardino prodotti di qualità.

Un’altra interessante proposta di De Castro riguarda, poi, l’inclusione di contratti scritti obbligatori su richiesta di un fornitore, come stabilito dal Regolamento Omnibus, e della possibilità per gli Stati membri di incoraggiare una maggiore contrattualizzazione tra i diversi attori della catena di approvvigionamento.

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