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martedì 10 luglio 2018


Polizze in agricoltura, il Pai mette a rischio i fondi Ue

I danni che non fa il maltempo spesso li fa la burocrazia. E dal tono delle testimonianze dirette di agricoltori e operatori del settore si comprende come il sistema assicurativo nazionale sia ancora in alto mare. Con tutte le difficoltà di applicazione e i rischi di perdita di importanti risorse – circa 1,7 miliardi per il periodo 2013-2020 - che l’Unione europea mette a disposizione solo per l’Italia.
Ad esempio il Piano assicurativo individuale (Pai), che disciplina l’erogazione del contributo pubblico per la stipula delle polizze contro le avversità e calamità atmosferiche e a tutela dei ricavi, continua a destare forti preoccupazioni tra gli operatori del settore.

“Il ministro Centinaio ha dichiarato di volere snellire la burocrazia per gli agricoltori, tema molto sentito e vissuto come un vero e proprio fardello - dice a Italiafruit News Eugenio Morsiani, direttore di Agri.Ass di Ferrara - Da questo punto di vista il Pai presenta numerose criticità. Intanto, oggi gli agricoltori non possono assicurare a contributo ciò che producono realmente, ma solo quanto decretato dallo stesso Pai. Una regola introdotta dall’ex ministro Martina, che ha così cancellato il precedente sistema virtuoso (ex art. 68-2014, ndr)”.

“Purtroppo non finisce qui – continua Morsiani – Le regole per le rese assicurabili, per esempio, sono state definite a iniziare dalla campagna assicurativa 2015. Ma le stesse sono state rese pubbliche solo a fine di quell’anno, quindi a campagna conclusa. Oltretutto, queste rese sono lontane anni luce dai quantitativi reali, dimostrabili anche dai periti liquidatori delle compagnie assicuratrici, che non hanno certo interesse a dichiarare danni su rese non corrispondenti alla realtà. Senza dimenticare che manca un vero dialogo costruttivo tra le parti, compresi i funzionari Agea e dal Mipaaf. E se entro settembre non saranno erogati, questi contributi già stanziati dall’Unione europea, bloccati a causa di regole puramente matematiche, torneranno al mittente”.

“Il mio, dunque, è un appello perché si possa abrogare quanto prima il decreto Martina, così da non rinunciare a questi importanti fondi destinati all’agricoltura seria e operosa che muove un enorme indotto. Solo in questo modo – conclude Morsiani - potremo impedire ulteriori gravi danni, primo fra tutti la perdita di posti di lavoro. Una decisione che rappresenterebbe un importante segnale nei confronti del settore primario, oltre che un vantaggio per il nostro Paese che, così, non perderebbe questi fondi programmati e già stanziati fino al 2021”.

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