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venerdì 22 giugno 2018


«Distributori e produttori, un equilibrio da trovare»

La Ong Oxfam ha pubblicato ieri il rapporto "Maturi per il cambiamento" che evidenzia il ruolo chiave delle catene distributive nel garantire redditi e condizioni di lavoro dignitosi a piccoli produttori e lavoratori agricoli. Analizzando le pratiche adottate da 16 importanti retailer di Germania, Olanda, Regno Unito e Usa, la ricerca parte dal presupposto che l'asimmetria di potere nelle filiere agroalimentari (ad esempio, nei Paesi Bassi cinque catene controllano il 77% del mercato) è una condizione che determina lo sfruttamento della manodopera agricola, un fatto tristemente comune in tutto il mondo. Anche in Italia, dove donne e migranti sono le prime vittime del caporalato, come spiega il caso-studio "Sfruttati" curato da Oxfam Italia e Terra!Onlus.

"Il potere d'acquisto della Gdo - spiega la ricerca dell'Ong - spinge al ribasso i prezzi pagati ai fornitori. Un fenomeno che insieme all'inadeguatezza del sostegno governativo agli agricoltori di piccola scala e ai lavoratori, aumenta il rischio di violazioni dei diritti umani e del lavoro nelle filiere agroalimentari".

"E' inaccettabile - commenta Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia - che ancora oggi nel nostro Paese tantissimi lavoratori e lavoratrici, spesso vittime degli interessi delle organizzazioni criminali, possano arrivare a lavorare senza pause, sette giorni su sette, guadagnando il 50% in meno di quanto stabilito dai contratti di categoria. Persone che ancora oggi - prosegue - vengono pagate a cottimo, magari per tre e quattro euro ogni 300 chili di pomodori raccolti. Nonostante siano stati fatti passi in avanti sotto il profilo legislativo, il caporalato continua ancora a essere alimentato dalla scarsa trasparenza e tracciabilità lungo le filiere troppo lunghe e frammentate che portano frutta e verdura nei nostri supermercati".

Secondo lo studio, negli ultimi anni i gruppi distributivi analizzati hanno trattenuto una quota crescente del prezzo pagato dai consumatori, in alcuni casi fino al 50%, mentre quella destinata a lavoratori e produttori è stata spesso pari a meno del 5%.

I tempi, però, sono maturi per una revisione complessiva del settore retail. "La Gdo - afferma Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International - ha la possibilità di tirare fuori dalla povertà milioni di persone, riconoscendo un prezzo equo senza gravare sui consumatori".

L'Ong, attraverso la pubblicazione, propone ai gruppi distributivi di restituire ai produttori una quota marginale del prezzo pagato dai consumatori (dall'1 al 5%), per colmare il divario tra gli attuali redditi e quelli definibili come dignitosi. "Il riequilibrio di potere tra supermercati da un lato e agricoltori e lavoratori dall'altro - conclude Oxfam - incoraggerebbe una più equa ripartizione degli enormi guadagni del settore e creerebbe spazio per sviluppare alternative più sostenibili all'attuale modello dei supermercati".

Un'indagine integrativa, sulla base di dati pubblici, è in corso in Italia per i maggiori retailer come Coop, Conad, Esselunga, Selex ed Eurospin. I risultati saranno pubblicati a ottobre 2018.

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