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martedì 12 giugno 2018


Si chiude una buona campagna commerciale per «Tintoretto»

Tempo di bilanci per Tintoretto F1. A conclusione del terzo anno di commercializzazione, ma con alle spalle cinque anni di test, e malgrado una stagione in parte compromessa dal maltempo, il finocchio di HM.Clause ha avuto ottimi riscontri nel Centro-Sud, in particolare nell’Agro nocerino-sarnese, in Metaponto e in Molise dove ha sostituito il 40-50% dei tardivi di Sarno.

“Tintoretto F1 appartiene a tutti gli effetti alla tipologia tardivo di Sarno, ma con alcune peculiarità che si sono tradotte da subito in vantaggi distintivi – spiega a Italiafruit News Marco Rinaldi, responsabile Sviluppo Sud/Ovest - Innanzitutto, è più precoce delle varietà in commercio, e poi monta tardi a seme, è più piccolo e bianco, tondo e tenero. Con una omogeneità che regala un’ottima presentazione in cassa”.

Insomma, in un periodo difficile di calo dei consumi, da fine aprile a fine maggio, quando le altre varietà tendono al verde e sono legnose, dure, Tintoretto F1 si è dimostrato prodotto valido dal punto di vista commerciale. “Questa è stata una campagna difficile per tutti – commenta il tecnico – ma Tintoretto ha tenuto, spuntando prezzi interessanti anche nei momenti critici di maggio. Proprio per questo motivo, la cultivar si rivela fondamentale per chi vuole restare sul mercato da fine aprile a tutto maggio, senza dover ritornare alle vecchie varietà legnose che deprimono la domanda e il consumo”.



L’inverno piovoso ha costretto i produttori a recuperare, nell'ultima fase prima della raccolta, con concimazioni azotate troppo spinte: “Il che ha aggiunto altri danni - aggiunge Rinaldi - Le conseguenze più immediate, così, sono state le spaccature dei grumoli”.
Un difetto di cui Tintoretto F1 non soffre, ma che conferma l'importanza di buone pratiche agricole. “La varietà si distingue per numerosi aspetti positivi ma possiamo fare ancora meglio, adottando accorgimenti di tipo culturale contro le criticità che possono essere anche climatiche. E' così - conclude Rinaldi - che ditta sementiera e aziende agricole possono crescere insieme”.

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