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venerdì 1 giugno 2018


Più fondi per ambiente e ricerca nell'Ocm

Conoscere le opportunità della nuova Politica agricola comune per rendere più competitive le Organizzazioni di produttori ortofrutticoli del nostro Paese.
Alla vigilia della proposta definitiva da parte della Commissione della riforma Pac (prevista per oggi), Italia Ortofrutta Unione nazionale ha organizzato un convegno con annessa tavola rotonda per individuare il ruolo delle Op attraverso l’Ocm Ortofrutta (confermata all’interno della Pac) e invitare le Organizzazioni professionali a trovare una linea d’azione comune.

Nella sua relazione introduttiva il direttore, Vincenzo Falconi, ha infatti ricordato come le imprese svolgano il duplice ruolo di aggregare e vendere e, allo stesso tempo, perseguire i valori alla base del sostegno europeo, quali il rispetto dell’ambiente, la qualità, la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione.



Tra i punti di forza dell’Ocm indicati dal direttore di Italia Ortofrutta, innanzitutto essere una politica poco costosa per il bilancio europeo, innovativa e flessibile, che rispetta la sussidiarietà. In più, è unica per tutte le regioni. Tra i punti di debolezza, l’assenza – ancora - di un’armonizzazione delle possibilità di intervento sul mercato tra le Op e le Aop; la scarsità di risorse contingentate a disposizione delle Op ed essere poco adeguata ad affrontare le crisi di mercato.
Alla luce del regolamento Omnibus e da una lettura delle bozze dei regolamenti di riforma della Pac, resta il fatto che le Op si confermeranno imprese guida nella regolazione del mercato, attraverso il riequilibrio tra domanda e offerta. E il rafforzamento della parte agricola mediante la commercializzazione resta una funzione prioritaria delle Op. Anche se al momento è soprattutto un obiettivo da perseguire.



Tra le novità della proposta, Falconi ha posto l’accento sui programmi operativi delle Op, che avranno un nuovo orizzonte temporale con una durata compresa fra tre e sette anni; sulle azioni ambientali cui dovrà essere destinato non meno del 20% del fondo di esercizio; su ricerca e sperimentazione con una percentuale di spesa non inferiore al 5%. Ultime ma non ultime, le risorse per incentivare l’aggregazione (coaching) e per favorire nuove Op e Aop transnazionali.

A seguire, Alessandro Sorrentino, ordinario del dipartimento di Economia e Impresa dell’Università della Tuscia, ha fatto una disamina sul potere contrattuale delle Op nella nuova Pac. Il professore ha parlato di un nuovo paradigma per l’organizzazione dei mercati agricoli, in cui cambia la natura (da una politica di spesa a una regolatoria), la governance (da un approccio top-down a uno bottom-up); gli attori (da autorità pubbliche a operatori privati). Il che implica un ruolo strategico per le organizzazioni, la necessità di aggiustamenti strutturali nella filiera, problemi relativi alla concorrenza nei mercati agricoli, la necessaria cooperazione tra gestione Pac e Concorrenza. Tra le sfide per la Pac post 2020, organizzazione, armonizzazione e politiche per misurare il “buyer power”.

E alla tavola rotonda che ne è seguita, il presidente di Italia Ortofrutta, Gennaro Velardo, ha ricordato come i Programmi operativi abbiano sopperito al mercato, agendo sul fronte dei costi di produzione per sostenere il reddito dei produttori. “Non oso pensare – ha osservato – cosa sarebbe stato il potere negoziale delle Op in assenza dell’Ocm”.
“Più potere negoziale potrebbe arrivare da un rafforzamento dei contratti di filiera che potrebbero incorporare regole contro le pratiche sleali”, gli ha fatto eco Dino Scanavino presidente della Cia Agricoltori Italiani.



Per Rosario Rago, membro della Giunta nazionale di Confagricoltura, la via tracciata dall’Omnibus per il comparto va nella giusta direzione. Come anche, tra le misure di prevenzione e gestione delle crisi, le attività volte alla diversificazione e al consolidamento dei mercati ortofrutticoli con la possibilità di finanziare l’attuazione e gestione dei protocolli fitosanitari per l’apertura di nuovi mercati.
“Nei prossimi anni sarà fondamentale implementare le funzionalità delle Op, puntando all’incremento delle loro dimensioni minime, al miglioramento della qualità dell’organizzazione e a politiche commerciali che tengano conto della gestione dei rischi”, ha aggiunto il presidente della Copagri, Franco Verrascina.



Nelle sue conclusioni, Felice Assenza, direttore generale delle Politiche internazionali e dell’Unione europea del Mipaaf, ha sottolineato come quello dell’Ocm ortofrutta resti un modello che ha funzionato e che, anche nella prossima riforma Pac, non sarà stravolto. Le novità contenute nel nuovo regolamento rappresentano, infatti, solo delle piccole modifiche. Del resto, anche da parte del Mipaaf, l’attenzione sul piano tecnico ora è rivolta al Tavolo ortofrutticolo: “Il decreto è già pronto per la firma del nuovo ministro – ha concluso Assenza – ricordando l’importanza di difendere l’impianto legislativo e, tra le urgenze, la realizzazione del catasto frutticolo. Buona Pac a tutti!”.

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