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lunedì 7 maggio 2018


La Romagna che svolta: l'aronia prende il posto dell'albicocco

Sostituire l'albicocco con l'aronia, piccolo frutto simile al mirtillo dalle invidiabili proprietà nutraceutiche. Una strada che sta intraprendendo l'Azienda agricola Martelli e Renzi di Fontanelice, in provincia di Bologna. Siamo nella Valle del Santerno, zona collinare interessata da una forte carenza idrica e dove operano numerosi frutticoltori. Tra cui, appunto, il produttore Marco Martelli. Che ci racconta: "Da almeno quattro anni vedo la fine dell'albicocco, una coltura che nel passato rappresentava la percentuale più ampia della nostra Plv. Il miglioramento genetico ha reso vocate nuove zone di produzione in Italia. Così le albicocche delle nostra vallata, che soffrono la scarsa disponibilità di acqua d'irrigazione, sono andate in crisi".

"Ogni frutticoltore del Santerno - aggiunge il titolare dell'azienda - propone una sua ricetta per convertire l'albicocco con colture alternative più parsimoniose. La nostra azienda ha scelto l'aronia, dopo avere testato anche il bambù, il castagno, il mandorlo e il cotogno. La pianta, oltre a non avere bisogno di acqua, è molto resistente al gelo e quasi immune alla maggior parte degli insetti nocivi e delle malattie dei piccoli frutti".



"Nel 2017 abbiamo introdotto il primo mezzo ettaro di aronia: quest'anno dovremmo raccogliere dai cinque ai dieci quintali, che diventeranno 50 nel 2019". Ma il progetto è molto più vasto e punta ad attirare l'attenzione della Gdo nazionale. Martelli, infatti, ha già programmato di piantare sei ettari nel corso del prossimo biennio. E anche altri produttori locali lo stanno seguendo. "Per il momento - sottolinea - stiamo testando la coltivazione a regime biologico. Il piccolo frutto raggiungerà i migliori standard qualitativi a partire da metà settembre. Fino a quel momento, l'unico intervento in campo che si rende necessario è la zappatura del terreno per eliminare le malerbe".



Il superfood sarà venduto non solo fresco, ma anche sotto forma di confetture, succhi e mostarde. "Dopo la raccolta, le bacche sono trasformate nel nostro nuovo laboratorio che include la tecnologia di cottura in depressione, la quale consente di non usare la pectina. L'impianto ha comportato un investimento di circa 150mila euro. In funzione dello sviluppo del mercato del trasformato - conclude Martelli - stiamo poi ampliando le superfici di zucca cedrina, conosciuta anche come anguria limone, amarene e fichi. In particolare, la nostra marmellata a base di zucca cedrina è un prodotto dal gusto straordinario; la raccolta, che inizierà nel mese di ottobre, dovrebbe attestarsi a 100 quintali, di cui la metà saranno biologici".

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