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lunedì 19 marzo 2018


«La Gdo sia più hungry e foolish»

La spesa del futuro? "Esperienziale", personalizzabile, inclusiva, fortemente incentrata sulle esigenze della persona, integrata tra on e off-line, semplice. Con alcuni potenziali elementi di totale rottura con il presente: la scomparsa dei frigoriferi domestici, ad esempio, "vittime" della velocità e tempestività delle consegne. Nel giro di una ventina d'anni, potrebbero diventare superflui. 

Sono alcuni degli input emersi venerdì mattina a Milano, nella sede di Deloitte Italy, nel convegno #Retail 2038 organizzato da Cibus di Parma e Mark Up/Gdoweek. Una rivoluzione da intercettare a tutti i costi, quella dello shopping legato al food, coniugando tradizione e innovazione nei prodotti e nei servizi per non farsi trovare impreparati. La tavola rotonda seguita agli interventi di studiosi ed esperti, alla quale hanno preso parte Francesco Avanzini, direttore commerciale Conad, Mario Gasbarrino, Ad di Unes, Fabio Sordi, direttore commerciale Selex e Mariangela Marseglia, primenow & Fresh Eu director di Amazon, ha fatto emergere l’importanza di un salto di qualità nel modo di pensare e di porsi sul mercato. Investendo nella narrazione delle insegne distributive e nei brand, trovando suggestioni capaci di conquistare. 

"Siamo di fronte a un'innovazione pervasiva e continuativa che coinvolge l'intera filiera dal lato dell’offerta ma anche della domanda”, ha spiegato Andrea Poggi (nella foto di apertura), partner Deloitte, parlando di “Food innovaton”. I temi caldi per la distribuzione, ha aggiunto, sono lo sviluppo di tecnologie per una maggiore efficienza nella gestione e smaltimento dei rifiuti, l’identificazione e creazione di alimenti proteici “sostenibili”, nuove modalità produttive (ad esempio il vertical farming) e modelli di business alternativi; dal lato della domanda, i trend innovativi vengono invece individuati nella cultura del cibo, in base alla quale il nutrirsi è da considerarsi momento esperienziale e di socializzazione; nella rivoluzione nelle consegne, con modelli avanzati di distribuzione; negli stili di vita sempre più attenti alla salute, all’equilibrio e all’origine del food; nella diversa considerazione di private label e marchi del produttore, che diventano competitori. 


Eppure sarà fondamentale la capacità di creare sinergie: “Il retail conosce il consumatore, la filiera agroalimentare conosce il prodotto: la prima innovazione è quella di trovare inedite forme di collaborazione tra i diversi attori con strategie che mettano al centro un cliente sempre più esigente e difficilmente etichettabile”, uno dei passaggi clou del convegno. 

Sferzante, come nel suo stile, Gasbarrino: "Il retail - ha detto nella tavola rotonda - è uno dei settori più resistenti all'innovazione per questione di età, temi economici e rapporti con i fornitori, ancora antichi. L’innovazione più importante del retail è il codice a barre che ha 40 anni e io sono considerato innovatore perché ho eliminato promozioni e volantini. Intanto Amazon ha eliminato le casse...”. Per il manager di Unes “il futuro sarà all'insegna dell'integrazione offline-online". E poi ci sarà un "ricambio completo dei competitor con i leader che non saranno di origine retail: farà prima Amazon a diventare Walmart che viceversa”. 


"Per cambiare i rapporti con i fornitori ci vuole più immaginazione”, ha spiegato Sordi, che auspica “una maggiore integrazione dei processi e più flessibilità nella gestione dei prodotti”. “Il direttore commerciale di domani - ha aggiunto l’esponente di Selex- deve accogliere le diversità, capire i nuovi tempi di adeguamento della produzione ai cambiamenti veloci dei consumatori: il caso dell'olio di palma è sintomatico e paradigmatico”.

Pensare in grande, sognare: concetti ribaditi più volte durante il convegno di Milano. “Per arrivare vivi al 2038 bisognerà dimenticare normalità e omologazione”, il parere di Avanzini, che non ha mancato di sottolineare “il rispetto dell'identità quale base dei nuovi rapporti con l’industria di marca” e “gli sforzi di personalizzazione e differenziazione delle insegne”.

Di sicuro c'è che è il cliente a comandare. “Non vogliamo imposizioni nella scelta dei prodotti perché seguiamo il consumatore", ha chiosato Marseglia di Amazon. "Noi abbiamo altre priorità, come la gestione ottimale di imballaggi e rifiuti. In ogni caso, con i fornitori, siamo riusciti a trovare aree di convergenza con redditività per entrambi”.

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