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lunedì 12 marzo 2018


IV Gamma, la Piana del Sele caso nazionale

L'economia della Piana del Sele (Salerno) è trainata dall'ortofrutta. E il boom di investimenti, soprattutto in IV Gamma, è stato al centro di un articolo de Il Sole 24Ore della scorsa settiamana.

Tra i sette comuni di Eboli, Battipaglia, Pontecagnano Faiano, Bellizzi, Montecorvino Pugliano, Capaccio e Serre in dieci anni sono sorte circa 3mila aziende (agricole e di trasformazione e spesso l’uno e l’altro) con un’occupazione di 9mila persone circa, che - riporta il quotdiano economico - secondo le stime di Confagricoltura realizzano un fatturato annuo di 2,5 miliardi (in crescita costante del 15% annuo), per il 30% all’estero. Qui la superficie occupata dalle serre, dove si coltivano rucola, lattuga, radicchio, scarole, e verdurine a foglia (le più pregiate), è ormai pari a circa 4mila ettari. Ed è in crescita. Qui sorge il secondo polo della quarta gamma d’Italia, nato proprio come gemmazione del primo che si estende tra Bergamo e Padova: sono numerose le imprese del Nord – come La Linea Verde, Ortoromi – o estere come Bonduelle, già affermate nel settore che, avendo scoperto le grandi potenzialità della piana a sud di Salerno, da quindici anni a questa parte hanno cominciato a investire, coltivare, produrre quarta gamma, tessere rapporti con imprenditori locali.

Nella pianura stretta fra i monti Alburni, a pochi metri sul livello del mare, le condizioni per coltivare e trasformare prodotto fresco sono infatti eccezionali. Rosario Rago, uno degli imprenditori locali parla di "un microclima ideale e di produzioni in serre non riscaldate, che fanno sì che si possano fare almeno otto raccolti l’anno contro i quattro di altri territori tra Italia e Spagna".



Il pioniere è Santo Bellina, imprenditore di Bergamo, sbarcato a Battipaglia nel 1990. Avvia la produzione consorziandosi con agricoltori locali, poi inaugura uno stabilimento industriale. Poi nel 2001 cede la sua Ortobel che a quell’epoca fattura 120 miliardi di vecchie lire. E ritorna alla produzione primaria. Oggi la Op Maggiolina, da lui promossa, dispone di 110 ettari di terreno di proprietà e di 50 in affitto, dove produce verdure di prima gamma: coltivate, raccolte e confezionate senza lavare. Ma la novità è che per il 90% si tratta di prodotti biologici.

Nel 2001 Bellina vende a Bonduelle. La società francese affida la produzione agricola e la valorizzazione industriale alla Op Oasi che riunisce 28 aziende locali, mentre gestisce direttamente la commercializzazione. "Nei mesi invernali – spiega Andrea Montagna, direttore commerciale Bonduelle fresh Italia – la produzione della Piana del Sele per quantità e qualità è la migliore d’Europa".

Ci sono poi aziende locali che, dopo aver rifornito quelle più grandi e venute dal Nord, si sono strutturate in modo da completare al proprio interno il ciclo di produzione. Come la Rago di Battipaglia che lavora prima gamma (verdure coltivate, raccolte e vendute), la seconda (verdure coltivate, raccolte e imbustate senza lavarle) e quarta gamma, quella delle verdure coltivate, raccolte, lavate e imbustate. Il gruppo che fa capo ai tre fratelli Rago registra un fatturato di 20 milioni, che cresce in media del 25% di anno in anno. Risultati conquistati anche grazie a consistenti investimenti in tecnologie e sostenibilità.

Le imprese esistenti crescono e altre, spesso di giovani, se ne costituiscono. Il Consorzio di bonifica nel 2017 ha rilasciato autorizzazioni per 500 ettari e da inizio 2018 ha ricevuto altre domande. Intanto cresce il bisogno di infrastrutture: canali di scarico delle acque, nuove idrovore, l’aeroporto che c’è ma non è più di una pista, e sopratutto le strade, dissestate e carenti. Gli operatori su questo tema si infuriano. Esprimono indignazione e sfiducia, quei sentimenti che domenica scorsa hanno cambiato la geografia del voto in gran parte della Piana del Sele.

Fonte: Il Sole 24Ore


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