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lunedì 30 ottobre 2017


Pomodoro da mensa, partenza problematica

Il pomodoro rappresenta nell'iconografia classica il simbolo del made in Italy, vera eccellenza ortofrutticola richiesta in tutto il mondo. In Italia è il secondo ortaggio fresco più consumato in termini di quantità (dopo la patata), il primo per valore (Fonte dati Ismea-Nielsen, 2015).

Negli ultimi anni però sta cambiando la sua identità ed il suo mercato. Oggi possiamo dire che non è più una commodity: la qualità ed il produttore contano veramente.

"La stagione siciliana è appena iniziata - spiega Massimo Pavan, coordinatore del Comitato pomodoro da mensa di Ortofrutta Italia - L'intenso caldo estivo e le scarse piogge hanno ridotto molto le produzioni e le rese. La zona di Pachino è stata meno colpita di altre, ma in generale si contano danni importanti. E poi ci sono state le virosi che hanno costretto gli orticoltori ad estirpare e poi ripiantate. Queste malattie hanno causato perdite su tutte le tipologie: il ciliegino è stato compromesso all'80%. Buona è la qualità. La riduzione d'offerta, e la contemporanea stabile domanda, hanno fatto lievitare i prezzi in questa prima fase di mercato. Negli ultimi giorni i volumi stanno però aumentando ed i prezzi si stanno normalizzando".

Il mercato italiano vuole sempre di più prodotto italiano. Questa tendenza però si evidenzia anche negli altri Paesi: la Germania vuole prodotto tedesco, la Spagna vuole quello spagnolo. Si evidenzia quindi un certo patriottismo che andrà a penalizzare l'export in generale e italiano in primis.  

Ciliegino, datterino e mini-plum: sono queste oggi le più nuove ed interessanti tipologie. Esse infatti hanno piccole dimensioni e si adattano al consumo snack. "Il consumatore si fa sedurre dall'aspetto - continua Pavan - e dall'uso. Però vuole anche un riscontro del palato. E qui dobbiamo lavorare. Non possiamo prescindere dalla qualità, perché solo così saremo in grado di affezionarci il consumatore".

Gli ultimi anni hanno evidenziato una frammentazione del prodotto. Da un lato è un'opportunità, ma dall'altra parte può essere un problema. "Dobbiamo fare chiarezza e cultura - prosegue Pavan - Il sapore deve tornare al centro del progetto. E' importante anche educare nell'uso, perché ogni pomodoro ha il suo: ad esempio se scelgo un Piccadilly devo sapere che è adatto per il sugo, non per l'insalata. Tutto questo deve essere comunicato al meglio".

Scelta produttiva e valore
La coltura protetta è la soluzione ideale per il pomodoro da mensa italiano. Questo è quanto dicono molti addetti ai lavori. Così è possibile esaltarne la qualità. E il fuori suolo? "Non sono favorevole - conclude Pavan - perché dobbiamo tornare alla terra ed ai veri sapori della territorio. Un pomodoro prodotto fuori suolo e coltivato a Ragusa o a Bolzano ha le stesse caratteristiche. Questa tecnica sta prendendo piede solo perché permette di aumentare le rese ad ettaro, con una conseguente riduzione dei costi di produzione. Abbiamo un terreno meraviglioso, sfruttiamolo per valorizzare il gusto, il territorio e la tipicità. E non dimentichiamo l'Igp, che ad esempio a Pachino rappresenta un marchio di qualità a garanzia del consumatore".

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Autore: Lorenzo Cricca 

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a cura di AgroNotizie

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