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giovedì 28 settembre 2017


Distribuzione alimentare Usa, così nel futuro

Come cambierà tra cinque anni il sistema della distribuzione alimentare negli Stati Uniti? Per scoprirlo viene in aiuto il rapporto "Export & Mercati-Focus Usa" di Confcooperative, che fornisce le previsioni al 2021 per i canali della distribuzione moderna (ipermercati, supermercati, discount, convenience stores/minimarket, forecourt retailers) e della distribuzione tradizionale (esercizi specializzati, piccoli esercizi indipendenti, altri tipi di negozi tradizionali). Un maestoso mercato in costante sviluppo che oggi riguarda ben 293.682 negozi - 186.488 riferibili alla moderna distribuzione, ndr - che esprimono un fatturato di 1.017,2 miliardi di dollari.

Secondo i risultati dello studio, nel 2021 le vendite a valore della distribuzione alimentare statunitense dovrebbero essere superiori del 4,6% rispetto a quelle attuali. Tale crescita, valutata a prezzi costanti del 2016, sarà sostenuta soprattutto dalla distribuzione moderna (+6,9%), che l'anno scorso rappresentava l'85,6% del mercato retail (871 milioni di dollari), con quote di vendita così suddivide: 42,6% supermercati, 35,8% iper, 16,6% forecourt retailers, 3,1% convenience stores/minimarket, 2% discount.

"Nel medio periodo - sottolinea la ricerca - le tendenze in essere sul mercato della distribuzione alimentare statunitense, inclusa la maggiore disponibilità di opzioni alimentari più sane (fresco in primis) e la disponibilità di servizi di consegna, dovrebbero rafforzarsi. L'aumento delle vendite dovrebbe essere determinato da un aumento dei prezzi unitari piuttosto che da un aumento degli acquisti di prodotti alimentari".

Con riferimento ai canali, le indicazioni più favorevoli sono riposte nei discount che dovrebbero registrare la performance più sostenuta nel periodo di previsione: oltre il +16%. Segnali positivi, però, si rilevano anche per convenience stores (+8,8%), ipermercati (+7,9%) e supermercati (+7%). E' atteso, al contrario, un ridimensionamento della distribuzione tradizionale (-8,8%) a fronte di una dinamica negativa delle vendite in tutti i segmenti: esercizi specializzati -10,1%, piccoli esercizi indipendenti -7,6%, altri negozi tradizionali -8,9%.




Per quanto riguarda il numero di store, la ricerca stima un incremento contenuto a 293.700 unità, nonostante sia atteso uno sviluppo della rete della distribuzione moderna. La sostanziale stazionarietà delle aperture trova riflesso, da una parte, nella riduzione attesa per la rete di negozi della distribuzione tradizionale (-1,8%), e, dall'altra, nella consistente crescita che dovrebbero riportare le vendite di prodotti alimentari online.

"Di fatto - spiega Confcooperative - la distribuzione tradizionale sarà sempre più schiacciata dal peso della distribuzione moderna. Unica eccezione potrebbe essere rappresentata dai farmers' markets, nelle varie tipologie, che oltre ad aver registrato una forte crescita negli ultimi anni, godono di crescente popolarità, in quanto i consumatori americani sono proiettati ad acquistare con maggiore frequenza prodotti freschi, biologici e di origine locale".





Lo studio offre nella parte finale anche un focus sulla frutta fresca, che evidenzia come i distributori abbiano commercializzato 18,91 milioni di tonnellate di frutti nel 2016, per una quota del 6,2% sul totale dei volumi di vendita, in crescita dello 0,3% sul 2015. Il prodotto più popolare è la banana (19,9%); seguono la mela (14,1%), il cluster delle arance-clementine-mandarini (8,9%) e l'uva da tavola (7%). La categoria "standard" rappresenta il 93,3% dei volumi totali di frutta fresca venduta.



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