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giovedì 31 agosto 2017


Salvare il pianeta con il cibo, concorso Barilla

Un concorso rivolto ai giovani ricercatori. Cinquanta ragazzi provenienti da varie parti del mondo: dagli Stati Uniti al Kenya, dalla Germania all’Italia, da Malta e Canada. L’obiettivo è salvare il pianeta col contributo di tutti, soprattutto delle nuove generazioni, confrontandosi su un tema specifico: come limitare i danni che le nostre scelte alimentari e le attività agricole in particolare causano al pianeta.

E’ la sfida alla base del concorso ideato dal Barilla Center for Food & Nutrition (Bcfn) insieme all’Università di Parma e la Wageningen University and Research e presentato in occasione del XV Congresso dell’Associazione europea degli economisti agrari (Eaae) in corso da martedì a Parma.

Nell’anno in cui è stato raggiunto l’overshoot day (ossia il giorno in cui l’umanità ha usato l’intero budget annuale di risorse naturali) già il 2 agosto, in anticipo rispetto a tutti gli anni precedenti, appare evidente l’esigenza di accelerare i tempi nel processo di trasformazione delle nostre abitudini alimentari.

La multinazionale ha creato quindi il Food Sustainability Index (Fsi), un indice che si pone l’obiettivo di capire – tra 25 Paesi rappresentanti oltre i due terzi della popolazione mondiale e l’87% del Pil globale – dove il cibo è migliore, non solo in termini di gusto, ma anche di produzione sostenibile e di lotta agli sprechi alimentari. Secondo l’index, con un punteggio di 95,96 (in una scala da 1 a 100) l’Italia si classifica al primo posto, tra i Paesi europei, per minori emissioni di CO2 equivalente in agricoltura.

Un risultato molto incoraggiante se si considera che, nel mondo, le emissioni in questo settore sono aumentate del 20% dal 1990 a oggi (e raddoppiate dal 1960 a oggi). In un mondo in cui si stima che entro il 2050 la produzione agricola possa aumentare del +70% diventa allora fondamentale lavorare per impattare di meno sull’ambiente. Sempre in base ai dati generali dell’Index, in termini di agricoltura sostenibile, è però la Germania il Paese che più di tutti si è distinto su questo fronte, con un punteggio di 65,50, seguito da Canada (62,35) e Giappone (60,56). Tra le realtà che invece più delle altre sono chiamate a compiere sforzi per migliorare l’impatto delle proprie attività agricole sul Pianeta figurano Egitto (44,83), Emirati Arabi (41,39) e India (40,51).

“Entro il 2030 tutti i Paesi saranno chiamati a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’agenda delle Nazioni Unite. Eppure ancora oggi convivono realtà che si pongono agli antipodi - ha dichiarato Luca Virginio, vicepresidente di Bcfn durante il suo discorso in occasione del XV congresso dell’Eaae - molti Paesi soffrono l’obesità, altri la malnutrizione; il cibo e l’acqua vengono sprecati ogni giorno e l’agricoltura sta danneggiando il nostro ambiente. Quando si parla del buon cibo, bisogna andare oltre al semplice gusto. Considerando che tutti insieme stiamo consumando le risorse del Pianeta abbiamo urgentemente bisogno di cambiare il nostro approccio all’alimentazione. In questo senso, come Fondazione Bcfn, una delle nostre iniziative più importanti è proprio assicurarsi che ogni singolo individuo abbia la possibilità di fare scelte informate sui propri stili di vita. Abbiamo studiato il Food Sustainability Index insieme ad Eiu poco meno di un anno fa e con loro stiamo lavorando al suo aggiornamento, che sarà presentato nella nuova versione al prossimo Forum Internazionale di Bcfn a dicembre. L’Index può essere un ottimo strumento per capire chi si sta muovendo nella direzione giusto e perché e quali Paesi, invece, sono chiamati a compiere gli sforzi maggiori e in quali ambiti”.

Fonte: Parmapress24.it


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