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venerdì 4 agosto 2017


Frutticoltura trentina, porte aperte a Maso Part: resoconto

Maso Part, l'azienda sperimentale della Fondazione Edmund Mach situata a Mezzolombardo, ha ospitato ieri il consueto appuntamento delle porte aperte per mostrare al mondo agricolo i principali risultati delle sperimentazioni nella frutticoltura di fondovalle. Massiccia anche quest'anno la partecipazione con 370 frutticoltori presenti. In apertura sono intervenuti il direttore generale Sergio Menapace e il dirigente del Centro Trasferimento Tecnologico, Michele Pontalti. Difesa, sistemi produttivi, forme di allevamento, innovazione varietale e distribuzione ottimale degli agrofarmaci sono gli elementi chiave sui quali si gioca la frutticoltura del domani e sui quali gli esperti di San Michele sono impegnati ogni giorno con sperimentazioni e ricerche. Come quelle che puntano alla “frutticoltura di precisione”, basata su una nuova generazione di macchine intelligenti, che gestiranno il controllo della carica e della qualità dei frutti in pianta fino ad arrivare alla robotizzazione delle operazioni colturali e della raccolta. 



Sempre ieri, a Maso delle Part, un centinaio di frutticoltori altoatesini sono stati in visita, per conoscere le sperimentazioni in corso, in particolare la forma di allevamento a parete stretta attualmente allo studio dei tecnologi di San Michele. Alberto Dorigoni e Franco Micheli hanno presentato i vantaggi offerti dalle diverse tipologie di frutteto in parete. Il collaudato biasse (Bibaum) a 3,5 metri tra le file, che richiede l’uso dei carri raccolta e produce 80-100 tonnellate di frutta di ottima qualità, è stato affiancato dai più moderni e stretti multi-asse a 2,5 metri tra le file. L’attenzione è però puntata sulla loro evoluzione, sui frutteti a Guyot singolo e doppio, ancora più stretti, che rappresentano la possibilità di abbandonare le forme di allevamento tradizionali in favore di un sistema basato su un cordone orizzontale da cui si protendono verso l’alto numerosi rami verticali, privi di ramificazioni secondarie. 

Il frutteto così ottenuto, che con la potatura meccanica mantiene una larghezza di appena 40 cm ed è simile ad una moderno vigneto, grazie alla distanza tra le file di appena due metri può raggiungere le produzioni dei sistemi tradizionali senza carri raccolta. Si apre così la strada alla “frutticoltura di precisione” del futuro, basata su una nuova generazione di macchine intelligenti, che gestiranno il controllo della carica e della qualità dei frutti in pianta fino ad arrivare alla robotizzazione delle operazioni colturali e della raccolta. 

Daniel Bondesan ha spiegato che la forma di allevamento in parete stretta si presta particolarmente ad essere trattata con tecnologie innovative come l'impianto fisso, in visione a Maso Part, e con macchine a recupero di prodotto. Ma anche attraverso una corretta regolazione delle macchine più tradizionali, come le torrette, si ottiene una copertura ottimale della vegetazione e una riduzione della deriva, cioè della dispersione dell'agrofarmaco nell'ambiente. 



Focus poi sui risultati raggiunti dalla Fondazione Mach nell’ambito del programma di miglioramento genetico del melo, iniziato nel 1999, con la presentazione da parte del ricercatore Pierluigi Magnago delle migliori varietà/cloni, presenti nelle parcelle sperimentali dell’azienda di Maso delle Part.  Il miglioramento genetico, soprattutto nel breeding classico, è legato ai cicli della natura e richiede tempi relativamente lunghi, ha spiegato Magnago. Questo comporta la necessità di anticipare lo studio di caratteri che in futuro potranno concretizzarsi in maggiori e nuove opportunità produttive, commerciali ed in definitiva economiche. L’orientamento e la sensibilizzazione sociale verso tematiche quali la sostenibilità ambientale, e la salubrità dei prodotti hanno riportato l’attenzione, anche dei produttori, sul tema delle resistenze genetiche. In quest’ambito sono riposte molte aspettative per una frutticoltura a minor impatto ambientale. 

Dal 2010 il Consorzio Innovazione Frutta, nato dall’accordo tra il mondo produttivo e la Fondazione, si integra nella filiera della produzione di nuove varietà selezionando quelle che si ritengono più adatta all’ambiente trentino ed in un secondo momento quelle che possono interessare altri ambienti vocati nel mondo. Ad oggi cinquevarietà selezionate in Fem sono state registrate e altre sono tutt’ora in prova in numerosi ambienti trentini come anche in Sud Africa, Sud e Nord America. Sono state quindi presentate le potenzialità attuali di alcune nuove accessioni, problematiche e possibili sviluppi futuri.



Nicola Dallabetta ha spiegato che la scelta del tipo di pianta è determinante per ottenere una rapida entrata in produzione. La densità d’impianto condiziona i costi iniziali e le operazioni di gestione del frutteto. Impianti intensivi richiedono appropriate modalità di potatura mirate a ottenere elevate e costanti produzioni mantenendo anche una buona qualità dei frutti. Il portinnesto è connesso alla scelta della cultivar e può influenzare la forma di allevamento da utilizzare. Pero e ciliegio costituiscono due valide alternative alla coltura del melo col quale si integrano facilmente. Queste specie presentano al giorno d’oggi una ampia scala di scelta di portainnesti e forme di allevamento da adottare in impianti ad alta densità. Sistemi alternativi al tradizionale vaso sono oggetto di studio alla Fondazione Edmund Mach. 

Luisa Mattedi ha fatto il punto sull'andamento della ticchiolatura e sui primi risultati delle esperienze di gestione del patogeno. Sotto questo profilo la stagione è risultata tranquilla. Ha parlato poi di andamento dei principali fitofagi del melo con un aggiornamento della situazione degli scopazzi del melo nelle aziende della Fondazione. L'argomento patogeni fungini è stato completato parlando di fumaggini e Marssonina. In merito ai fitofagi si è parlato di afidi, carpocapsa, patogeni minori.


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