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giovedì 3 agosto 2017


Crisi idrica e cambiamenti climatici, Martina promette aiuti immediati

"Le gelate e le abbondanti nevicate di questo inverno per un verso e la siccità per l'altro, sono la rappresentazione più evidente del fatto che il cambiamento climatico è uno scenario che sta entrando già dentro la vita quotidiana del nostro Paese, anche con capovolgimenti molto radicali". Lo ha detto ieri il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, in occasione della sua audizione sull'emergenza idrica in commissione Ambiente alla Camera dei deputati, dove ha esposto un'indagine conoscitiva sulla crisi idrica in Italia e ha annunciato che il Mipaaf è pronto "a rispondere con celerità alle 11 Regioni che si apprestano a richiedere lo stato di calamità a seguito della siccità: Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Marche, Lazio, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna e Provincia autonoma di Trento". 

Martina ha assicurato, in particolare, che saranno attivati subito "gli strumenti del Fondo di solidarietà nazionale" per garantire "la sospensione dei mutui e il pagamento dei contributi assistenziali e previdenziali a carico delle imprese danneggiate". E con il decreto Mezzogiorno, approvato martedì, "abbiamo esteso l'operativa del Fondo nazionale di solidarietà anche alle aziende colpite che avrebbero potuto sottoscrivere assicurazioni ma non l'hanno fatto, proprio tenendo conto dell'eccezionalità del fenomeno siccitoso". Inoltre, ha proseguito il ministro, "grazie ad un accordo in via di perfezionamento con la Commissione Ue, gli anticipi dei fondi europei della Pac e dello sviluppo rurale per le infrastrutture irrigue saranno aumentati di circa 700 milioni di euro, portandoli così a 2,3 miliardi".

«Una delle siccità più severe degli ultimi 10 anni»

"L'Italia si trova davanti a una delle situazioni siccitose più severe degli ultimi dieci anni", ha detto ancora Martina in commissione Ambiente. "Le precipitazioni nel 2017 sono state complessivamente inferiori alla media climatologica del 6% circa. Questo fenomeno ha riguardato soprattutto il settore centro-occidentale del Nord, il Centro e le Isole maggiori". Inoltre "nei primi mesi del 2017 le temperature sopra la media di oltre tre gradi, associate alla forte riduzione delle precipitazioni, -53% rispetto alla media dei precedenti mesi di giugno, hanno prodotto gravi danni all'agricoltura".

Al G7 agricolo di Bergamo si parlerà di difesa del reddito agricolo e cambiamenti climatici

Di fronte a questo scenario, Martina ritiene sia prioritario "aggiornare e irrobustire gli strumenti europei a tutela degli agricoltori, per dare un futuro al modello agricolo italiano. Anche per questo motivo - ha sottolineato - abbiamo deciso di dedicare il prossimo G7 agricolo, in programma a Bergamo a metà ottobre, proprio al tema delicatissimo della difesa del reddito degli agricolori davanti alle crisi, in ragione soprattutto dei cambiamenti climatici e della volatilità dei prezzi che essi generano sul mercato".

«L'agricoltura italiana è un utilizzatore d'acqua sostenibile»

Il ministro ha poi evidenziato che il settore agricolo italiano è "un utilizzatore di acqua sostenibile", in quanto "la maggioranza dell'acqua utilizzata ai fini irrigui è di origine superficiale e per la gran parte, attraverso l'irrigazione, viene restituita e ritorna disponibile per nuovi utilizzi. I grandi sistemi irrigui alimentati dal fiume Po, a partire dalla risicoltura del pavese e del vercellese fino all'ortofrutta dell'Emilia-Romagna, fanno tutti riferimento ad acque superficiali. I prelievi da falde sono in costante calo e ormai presenti solo in alcune aree del Paese non servite da invasi di idonee dimensioni. Dal 2007 è stato investito più di un miliardo di euro per permettere l'ammodernamento dei sistemi irrigui di numerosi comprensori, il passaggio a forme di irrigazione sempre più efficienti, la creazione di invasi di notevoli dimensioni, ma anche un'agricoltura di qualità ad alto valore aggiunto".

La priorità sono le infrastrutture nazionali

Per Martina la politica nazionale dovrebbe sviluppare al più presto una "strategia di medio-lungo periodo per la gestione di questa risorsa fondamentale. E' necessario mettere in campo un mix di interventi. Siamo un paese ricco di acqua di ottima qualità, abbiamo tanti bacini e buone sorgenti, ma dobbiamo dotarci di infrastrutture adeguate. Occorre in particolare realizzare investimenti per aumentare la nostra capacità di invaso, in modo da raccogliere più acqua possibile quando cade in eccesso: ad oggi, raccogliamo solo l'11% delle precipitazioni, una percentuale troppo limitata. Servono inoltre piani di investimento pubblici e privati per ammodernare la rete di distribuzione e accelerare l'adozione di innovazioni sul fronte dell'agricoltura di precisione".

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