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giovedì 20 luglio 2017


La popillia japonica si diffonde in Piemonte e Lombardia

E' come una macchia d'olio: ogni anno si allarga un po' di più, coinvolgendo nuovi Comuni. Dal 2014, anno in cui fu per la prima volta ritrovata, la popillia japonica occupa molti degli sforzi dei Servizi fitosanitari di Piemonte e Lombardia. Il 2017 non fa eccezione, anche se ancora non sono state messe nero su bianco le nuove zone di infezione e la nuova delimitazione delle zone tampone.

Originaria del Giappone, della famiglia dei coleotteri, la popillia japonica è polifaga e quindi particolarmente temibile: provoca danni in particolare su vite, ciliegio, piccoli frutti e nocciolo, ma popola anche tiglio, olmo, platano. L'insetto adulto riduce le foglie a scheletro. Le larve, mentre compiono il loro ciclo nel terreno, si nutrono a spese delle radici delle piante. Ad essere interessati sono comunque i Comuni nelle immediate vicinanze dell'aeroporto di Malpensa (Milano) e il Parco del Ticino. L'idea è di cercare di contenerne l'espansione, ma nonostante l'utilizzo sempre di un maggior numero di trappole, anno dopo anno, e il tentativo di limitare il più possibile la trasformazione delle larve in adulti, l'insetto continua ad avanzare e a conquistare nuovi territori.

"Nel 2016, a fine estate, abbiamo distribuito su 435 ettari di prati lungo il Ticino, nematodi entomoparassiti che attaccano le larve", ha raccontato ad AgroNotizie Giovanni Bosio del Servizio fitosanitario della Regione Piemonte. "Perché la strategia possa funzionare - ha aggiunto - però i prati devono essere sfalciati e il terreno deve essere umido. Il trattamento è stato ripetuto due volte mentre su 200 di questi 435 ettari abbiamo distribuito anche il Metarhizium anisopliae, un fungo che agisce sempre sulle larve. Nonostante questo la zona interessata dall'infestazione si è allargata ancora di qualche chilometro".

Bosio concorda perfettamente con Giovanni Fava, assessore alle Politiche agricole della Regione Lombardia: "L'eradicazione della popillia japonica è impossibile. Basti ricordare - ha detto - che negli Stati Uniti l'insetto è stato individuato nel 1916 e la sua espansione è ancora in corso. Purtroppo nel nostro territorio non ha predatori".

L'adulto inizia normalmente a sfarfallare sui prati a inizio giugno; quest'anno, visto il caldo, è arrivato prima. Da quel momento, per limitarlo, si possono fare trattamenti e utilizzare trappole per le catture massali. "L'anno scorso, in Piemonte, ne abbiamo catturati 15 quintali". Le trappole, arrivate dagli Usa, funzionano sia con essenze floreali sia con feromoni. "Il grosso problema è che con popolazioni elevate queste trappole si riempiono già dopo un'ora. Noi abbiamo dunque ideato una nuova versione della trappola utilizzando i contenitore d'acqua da 18 litri", ha concluso Bosio.

Autore: Barbara Righini

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a cura di AgroNotizie

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