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giovedì 8 giugno 2017


Ciliegie di Puglia, «un marchio unico per non morire»

"Non possiamo più continuare a fare la battaglia sui prezzi e sulle quantità delle ciliegie. Dobbiamo lavorare immediatamente a un progetto a marchio Ciliegie di Puglia nel quale tutti i produttori rinunciano alle singole etichette per uscire con un marchio unico, controllato, garantito, che racconti la storia; i commercianti e gli esportatori ne devono essere i primi promotori". E' quanto sottolinea Gianni Porcelli, presidente del Consorzio della Ciliegia di Bisceglie, in una lettera aperta inviata alla nostra redazione a seguito della sua recente visita in Spagna nella zona di produzione cerasicola della Valle dell'Ebro (Spagna), situata a sud di Barcellona.

Porcelli, che ha fatto il viaggio insieme a Walter Monari, direttore del Consorzio della Ciliegia di Vignola, scrive di avere visto e conosciuto "realtà spaventosamente avanti sotto l'aspetto delle varietà e dei sistemi colturali del ciliegio". Le aziende visitate avevano "un'ampiezza media di 70 ettari" e "costi di manodopera pari a circa i due terzi di quelli italiani".

"Se la guerra ai nostri competitor - avverte l'operatore - non possiamo farla sulla quantità e sui costi e poi non facciamo nulla sulle politiche di valorizzazione e di promozione congiunta, allora la nostra cerasicoltura rischia seriamente di morire". Il presidente del Consorzio della Ciliegia di Bisceglie invita quindi i produttori della regione a "lavorare tutti insieme senza schieramenti", lasciando da parte lamentale, personalismi e corporativismi, per convocare al termine dell'attuale e complicata campagna gli stati maggiori della ciliegia pugliese e mettere in campo un progetto condiviso.

"Il progetto Consorzio della Ciliegia unico per la Puglia è l'unico che può salvarci", chiosa Porcelli. "La nostra regione produce il 40% delle ciliegie italiane: tutta la filiera deve dimenticare il passato e lavorare compatta e all'unisono per il futuro. Agli amici commercianti, e anche a quelli del Sud Barese, mi permetto di dire che non basta avere la calibratrice più bella del mondo e, forse, non è nemmeno molto simpatico fare freddamente il commercio ignorando il territorio. Non per noi stessi perché i risultati non li vedremo noi, ma per lasciare qualcosa di serio ai nostri figli. Potremo lasciare delle bellissime aziende avviate, ma l'emozione - conclude - per una cosa fatta per tutta la filiera e che rimanga nel tempo non ha prezzo".

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