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venerdì 21 aprile 2017


Sviluppo di nuovi mercati, faro puntato a Est

La parola d'ordine non è certo nuova: internazionalizzazione. Per le imprese italiane dell'ortofrutta diventa sempre più indispensabile l'export. “La nostra ricetta parte dall'espandersi in nuovi mercati – ha argomentato il presidente di Fruitimprese Marco Salvi in occasione dell'assemblea di ieri a Roma - Dobbiamo creare le condizioni per poter crescere velocemente verso le piazze asiatiche, in primis Cina. Serve con urgenza la definizione degli accordi bilaterali per concretizzare i dossier già in discussione, quali pere e mele, che permetterebbero, considerata l’ottima esperienza del kiwi, una crescita importante su questi due prodotti di cui l’Italia è leader di mercato a livello produttivo”.

In Cina è pronta ad entrare Besana, come ha annunciato il presidente della società campana specializzata nella frutta secca, Pino Calcagni, durante la tavola rotonda che si è tenuta all'assemblea di Fruitimprese. “Ieri mattina ero a Kiev, in Ucraina, dove da tempo abbiamo attività e dove ci sono terreni incredibili e una forte volontà di crescere. Domani (oggi, ndr) parto per la Georgia, dove c'è una forte spinta a collaborare, poi mi sposterò in Kazakhstan e la prossima settimana sarò in Cina, dove apriremo uno stabilimento per produrre per il mercato cinese, ma con know how italiano e prodotto italiano”.

Besana è un esempio perfetto di internazionalizzazione. E Calcagni ha ricordato come si è conquistato ogni nuovo mercato. “Quando mi presento in un Paese straniero cerco di trovare l'appoggio diplomatico più forte: l'ambasciata di Germania in Cina, quella inglese in Kazakhstan... Il nostro ministero non ha quel coraggio che hanno le rappresentanze di altre nazioni. Di regole stiamo morendo, dico quindi di andare allo sbaraglio dove possiamo piazzare i nostri prodotti e diventare, per così dire, cattivi”. 



Anche Michelangelo Rivoira, amministratore delegato della Rivoira Spa, ha posto l'accento sull'importanza dell'export e poi ha puntato l'indice contro le lacune del sistema Italia. “Riceviamo richieste da Vietnam, Cambogia, Kuwait, ma non possiamo esportare in questi Paesi perché mancano gli accordi. Americani, francesi, polacchi sono arrivati prima di noi e la stessa cosa sta avvenendo con la Cina. Noi siamo tagliati fuori. Questi sono mercati con un importantissimo potere di esportazione. Il governo dovrebbe prestare più attenzione all'export e dovrebbe fare in modo che gli addetti commerciali presenti nelle ambasciate e nei consolati siano gente preparata, ruspante, che si dà da fare come succede in altre ambasciate". 

"La Francia, per esempio – ha concluso l'imprenditore - ha un suo addetto specializzato in agricoltura, personale qualificato che tratta direttamente con i ministeri... Noi quando andiamo accompagnati dai nostri diplomatici  ci troviamo con persone che non sanno distinguere una mela da una pera”.

Nella foto in alto i partecipanti alla tavola rotonda. Da sinistra. Pino Calcagni (Besana Group), Nicola Cilento (Confagricoltura), Annibale Pancrazio (Pancrazio Spa), Salvatore Parlato (presidente Crea) e Michelangelo Rivoira (amministratore delegato Rivoira Spa).

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