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venerdì 21 aprile 2017


Batteriosi del kiwi sotto tiro

L'esplosione di nuove epidemie di batteriosi del kiwi allarma i produttori italiani che, oggi più che mai, sentono il bisogno di conoscere gli esiti degli ultimi lavori di ricerca che riguardano la terribile malattia e delle iniziative imprenditoriali destinate a frenarne la sua diffusione.

Per quanto riguarda la ricerca scientifica, la Regione Veneto e l'Università di Verona presenteranno in anteprima al Macfrut - la fiera internazionale dell'ortofrutta in programma dal 10 al 12 maggio al Rimini Expo Center - i risultati di un importante lavoro curato da un team di fitopatologia coordinato dalla professoressa Annalisa Polverari.

Lo studio veneto rientra nel "Progetto regionale di innovazione per la difesa della pianta del kiwi e per la valorizzazione dei suoi frutti", avviato a fine 2014. "In due anni – spiega Veronica Bertoldo, responsabile del progetto – abbiamo ricostruito la mappa dei geni del batterio, cercando di capire perché il Psa aggredisca proprio il kiwi, e individuato le specifiche caratteristiche dei ceppi di Psa biovar 3 che hanno causato le violente epidemie degli ultimi anni, ossia la chiave di comunicazione pianta-batterio per poter spiegare tale aggressività".

"Trattandosi di proteine batteriche - prosegue Bertoldo - che costituiscono un sistema di percezione del batterio, riteniamo che tale complesso possa scatenare la virulenza, come indicano gli esperimenti di espressione genica fino a oggi condotti. Comprendere tali meccanismi ci permetterà di disegnare inibitori chimici o biologici ad hoc perché il nostro obiettivo è quello di disarmare il batterio senza impiegare fitofarmaci battericidi per non causare l'evoluzione di ceppi resistenti".

Il team di ricerca dell'Università di Verona ha poi valutato più di 500 diverse sostanze naturali (derivate da piante o microorganismi) per la loro capacità di bloccare la crescita batterica o di impedire il contagio, con l'intento applicativo di sperimentare trattamenti fitoiatrici preventivi. Tra queste sostanze promettono molto bene due oli naturali che sono stati nanoformulati e valutati su piante in serra e in camera di crescita artificiale. "Le preparazioni - sottolinea la responsabile - non sono fitotossiche e i dati preliminari ottenuti in serra, che stiamo ripetendo su piante in pieno campo, indicano un'attività preventiva sulle infezioni fogliari. Le nanoemulsioni, proprio per la loro dimensione, entrano facilmente all'interno della pianta e potrebbero anche riuscire a raggiungere il batterio nei tessuti già infetti".

"Un altro importante risultato - aggiunge Bertoldo - interessa un estratto di origine vegetale che mostra una buona attività antibatterica e che a breve sarà oggetto di brevetto".

Sul fronte delle iniziative private, è opportuno invece segnalare la nuova selezione chiamata Green Angel, lanciata proprio ieri dall'azienda Miretti Vivai, con sede a Saluzzo, in provincia di Cuneo. Si tratta di una mutazione genetica di Hayward che, rispetto a quest'ultima, mostra una tolleranza significativamente maggiore al batterio Psa, secondo i risultati delle prove sperimentali condotte negli ultimi due anni a Gugliasco, nei terreni della Facoltà di Agraria dell'Università di Torino. Al progetto hanno collaborato anche la start-up Ant-Net e il Laboratorio Venturi.

Negli ultimi giorni, intanto, in Romagna è salita la tensione per una nuova ondata batteriologica riscontrata nel Ravennate. "Si sta verificando un'epidemia molto simile a quella del 2012 che provocò danni e ripercussioni molto serie per il comparto agricolo" dice a Ravenna24ore.it il Consigliere provinciale Gianfranco Spadoni, il quale attacca le istituzioni: "Era auspicabile - sottolinea - un interesse diretto da parte degli enti locali per difendere il comparto e portare la questione ai livelli istituzionali superiori, a cominciare dalla Regione fino al Governo, ma questo non sta avvenendo con il sufficiente vigore e determinazione".

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