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mercoledì 22 febbraio 2017


Ismea-Svimez, l'agricoltura firma la ripresa del Sud

Un settore sempre più importante e ricco di potenzialità in un contesto ancora instabile. Questa l’estrema sintesi del Rapporto sull'agricoltura del Mezzogiorno, curato dall’Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) e dalla Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) e presentato ieri a Roma.

Un paradosso, insomma, evidenziato anche dalle parole di Raffaele Borriello, direttore generale dell’Ismea: “L’analisi dell’agricoltura meridionale mette in luce il ruolo sempre più forte del settore nell’economia dell’area, a dispetto della sua debolezza rispetto al sistema agroalimentare del Centro-Nord e soprattutto alle potenzialità che il Mezzogiorno potrebbe esprimere. Compito della politica è attivare strumenti per risolvere questo paradosso in positivo”.

Protagonista della ripresa dell'economia meridionale, dunque, è l'agricoltura: la sua crescita (+7,3%) è molto maggiore rispetto al Centro-Nord, dove si ferma all’1,6% in più, e decisamente migliore di quella dell'industria (-0,3%) e dei servizi (+0,8%). Parliamo di dati 2015, anno nel quale il valore aggiunto agricolo in Italia ha superato i 33 miliardi. Le regioni meridionali che hanno registrato le migliori performance sono la Calabria e la Campania, con aumenti del valore della produzione superiori al 40%.

L'agricoltura nel Mezzogiorno è orientata in prevalenza alle produzioni vegetali (46%), molto meno alla zootecnia (16,4%) e alle attività di supporto (15,2%). I comparti più significativi sono le coltivazioni erbacee (48%), la filiera del grano duro, le coltivazioni arboree, la filiera degli agrumi, quella dell'olio d'oliva e quella del vino. Il Sud, in particolare, fornisce la quasi totalità (99,9%) della produzione nazionale di agrumi e una quota rilevante della produzione olivicola e orticola, ma anche vitivinicola e cerealicola.

Per aumentare la competitività del settore agrumicolo bisogna, però, modernizzare le aziende, rinnovare le varietà coltivate, investire nella commercializzazione e nel marketing. Nel settore vitivinicolo, mediamente il ricavo dei vigneti del Sud è inferiore a quello delle regioni settentrionali, in particolare è penalizzata la Sicilia. Gli addetti meridionali all'agroalimentare sono il 16% del totale italiano e le unità locali meno del 25%. Al Sud l'agroalimentare è forte soprattutto in Campania e, in misura minore, in Abruzzo, Puglia (olio) e Sicilia (agrumi e vino). Nel Sud, poi, le Indicazioni geografiche protette sono 41, le Denominazioni di origine protetta 65 e più del 70% dei riconoscimenti riguarda quattro regioni: Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. La categoria più numerosa è quella degli ortofrutticoli, che comprende 47 prodotti.

Per quanto riguarda l'export – che nel 2015 ha raggiunto i 36,8 miliardi (+7,3%) - i prodotti agricoli meridionali sono cresciuti del 15,5%, mentre il valore degli investimenti fissi lordi in agricoltura si è attestato su 2 miliardi e 217 milioni (+9,6% rispetto al 2014). In Europa il primo Paese importatore di prodotti meridionali è la Gran Bretagna. I dati 2016, recentemente resi noti dall'Istat, rappresentano un nuovo record: 38,4 miliardi (+3,9%).

Anche la diversificazione del settore si sta sviluppando sempre di più: energie rinnovabili, agriturismo, agricoltura sociale, sistemazione di parchi e giardini valgono ora 958 milioni (5% del Valore aggiunto del settore primario). In questi ambiti, però, il Mezzogiorno è ancora in ritardo rispetto al Centro-Nord: emblematico il caso degli agriturismi, che nelle aree meridionali sono meno del 20% del totale nazionale.



Ancora, nel 2015 l'occupazione agricola al Sud era pari a circa 500mila unità (+3,8% rispetto al 2014, pari a 18mila persone). L'aumento ha riguardato sia i dipendenti che gli autonomi (al Sud sono più i primi e nel Centro-Nord i secondi) ma, soprattutto, i giovani under 35 (+9,1%).
“Del resto - sottolinea il rapporto - l'agricoltura ha assunto un ruolo di primo piano nella creazione di nuova occupazione giovanile al Sud”.
Tendenza confermata nella prima metà del 2016: l'occupazione giovanile in agricoltura è cresciuta dell'11,3% in Italia, e del 12,9% al Sud. Una crescita alla quale ha dato un decisivo contributo il lavoro a tempo pieno (+14,4%). Anche il peso dell'imprenditorialità giovanile agricola è in forte crescita: quasi 20mila imprese il saldo positivo al Sud dei primi mesi dell’anno scorso. Il maggior contributo è venuto dalla Basilicata, dalla Calabria e dal Molise, seguite a ruota da Campania, Sicilia e Sardegna.

“Andamenti incoraggianti – spiega il report Ismea e Svimez - che l'inerzia degli squilibri del passato rende comunque insufficienti ad assicurare un adeguato ricambio generazionale. Si tratta di un fenomeno preoccupante, al quale si sta tentando di porre rimedio con misure dedicate al primo insediamento e con politiche di sostegno e detassazione dell'imprenditoria giovanile. L'attrazione che l'agricoltura esercita nelle giovani generazioni è l'elemento da cui partire”.

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