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giovedì 24 marzo 2016


Crollo dei prezzi, agricoltori in piazza ieri a Bari

Migliaia di agricoltori chiamati a Bari dalla Coldiretti per protestare dopo il crollo dei prezzi nelle campagne italiane hanno manifestato ieri nel capoluogo pugliese. Un crollo che, denuncia l'associazione, ha coinvolto anche alcuni prodotti ortofrutticoli come il pomodoro, in calo del 43% rispetto all'anno scorso, e le arance (-30%).

Dopo l'invasione delle produzioni straniere la Coldiretti mette in evidenza "il tentativo di eliminare la data di scadenza dell'olio di oliva mettendo a rischio la qualità, a danno dei consumatori".
Gli agricoltori in giallo pretendono “subito l’etichettatura di origine degli alimenti”, e durante la manifestazione 'Le mani dell'Europa nel piatto' ripetono: "chi attacca il Made in Italy attacca l’Italia”.

Coldiretti punta il dito contro le condizioni favorevoli concesse al Marocco per quanto riguarda pomodoro da mensa, arance, clementine, fragole, cetrioli, zucchine, aglio, olio di oliva, all’Egitto per fragole, uva da tavola, finocchi e carciofi, oltre all’olio di oliva dalla Tunisia. L’Egitto invece – ha precisato la Coldiretti – nel periodo 1° febbraio – 14 luglio può esportare a dazio zero uva da tavola nei territori dell’Ue con un impatto sulla produzione nazionale che nel mezzogiorno arriva sul mercato già a partire da maggio.

“L’accordo con il Marocco – ha sottolineato l'associazione presieduta da Roberto Moncalvo – è fortemente contestato dai produttori agricoli perché nel paese africano è permesso l’uso di pesticidi pericolosi per la salute che sono vietati in Europa ma anche perché le coltivazioni sono realizzate in condizioni di dumping sociale per il basso costo della manodopera. Il risultato è che le quotazioni al produttore agricolo sono praticamente dimezzate rispetto allo scorso anno su valori inferiori ai costi di produzione che sono insostenibili e mettono il futuro della coltivazione in Italia. Secondo l’Ismea nel mercato di Vittoria in Sicilia i pomodori ciliegini sono stati quotati ad inizio marzo appena 0,58 euro al chilo mentre quelli tondi lisci addirittura 0,35 euro al chilo”.

Sono state ricordate le difficoltà degli agrumi, “con una pianta di arance su tre (31%) che è stata tagliata negli ultimi quindici anni, mentre i limoni si sono dimezzati (-50%) e le piante di clementine e mandarini si sono ridotte del 18 per cento. A distanza di un anno e mezzo dall’approvazione da parte del Parlamento italiano della legge che aumenta la quantità minima di succo nelle bibite a base d’arancia dal 12 al 20% non è stato ancora emanato il decreto applicativo. Ma manca trasparenza anche – continua la Coldiretti – sulla reale origine dei succhi di frutta in etichetta”.

Fonte: Ufficio stampa Coldiretti


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