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martedì 19 gennaio 2016


Politiche agricole: chi le ha viste in tv (e al ministero)?

Se qualcuno non lo avesse ancora capito, le buone notizie non “fanno notizia”. Domenica sera, infatti, l’agricoltura è stata protagonista sulle reti Rai, ma per parlare di cosa non funziona. Presa Diretta di Riccardo Iacona, su Rai 3, ha prima affrontato il delicato caso Xylella - con gli schieramenti contrapposti di chi pensa che gli abbattimenti degli ulivi per fermare il batterio siano inutili e chi, invece, li considera l’unica difesa possibile, in attesa di avere risposte definitive dalla scienza – poi ha dedicato la seconda parte al gigantesco giro di interessi legato ai fondi europei per l’agricoltura in Sicilia, dove gli aiuti Ue sottratti dalla mafia hanno interessato persino il Parco dei Nebrodi.

A seguire, sullo speciale del Tg1 delle 23:30, si è parlato di “veleni nel piatto”. E frutta e verdure (in particolare insalate di IV gamma, pomodori della fascia trasformata siciliana e meloni statunitensi) hanno trovato il proprio "momento di gloria" tra nuove varietà di frumento, carni sofisticate e olio di palma.

Ora, niente da dire se il giornalismo di inchiesta si concentra su questioni illegali o contraddittorie, peraltro non esclusiva del nostro settore. Il dubbio resta sempre un altro, e cioè quanto il comparto sia in grado non solo di difendere la propria immagine davanti a eventuali criticità, ma anche di comunicare i propri punti di forza. Il giornalismo non vive sulle “buone azioni”, si sa. Eppure oggi, anno 2016, l’opinione pubblica e i consumatori – tutti, dagli appassionati del bio, agli sportivi, alle mamme desperate housewives fino ai single stressati dal lavoro – danno un’importanza crescente alla salubrità e sicurezza della propria alimentazione che non ha riscontri in passato.

E noi siamo ancora qui a chiederci (a sperare?) se il cambio del nome del Ministero delle Politiche agricole porterà nuova linfa e visibilità all’ortofrutta made in Italy? Signori, la politica non ci considera – lo diciamo sempre più spesso, e aspettiamo di essere smentiti da fatti concreti – ma, da parte nostra, continua a mancare una - unica - voce autorevole, che ci faccia prendere in considerazione. Sui media generalisti, che parlano ai consumatori, e sui canali governativi, che decidono.

Argomenti ne abbiamo: oltre un milione e mezzo di aziende agricole e più di 990mila occupati che producono ciò che il “mirabolante export agroalimentare made in Italy” esporta. Vale a dire, frutta e verdure di qualità elevata, in maggioranza ottenute nel rispetto dell’ambiente e di chi vi lavora, innovative e sicure. Eppure gli agricoltori restano invisibili, nascosti tra disorganizzazione e silenzio. E, forse, dietro un aggettivo (agroalimentare) che ci toglierà le ultime speranze di un vero sviluppo delle politiche agricole.

Raffaella Quadretti
Editorial manager - Agroter Group
raffaella@agroter.net

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di Raffaella Quadretti

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