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«Brutti ma buoni»: continua il successo...nel resto d'Europa venerdì 27 febbraio 2015


«Brutti ma buoni»: continua il successo... nel resto d'Europa

Coop Svizzera è pronta ad ampliare la sua offerta di ortofrutta "misfits", ovvero frutta ed ortaggi esteticamente non conformi agli standard richiesti di solito dalla Grande Distribuzione. Sull'onda del successo dell'iniziativa avviata nel 2013, il retailer svizzero ha deciso di introdurre nuovi prodotti, in modo da poter soddisfare la crescente domanda dei consumatori.

Nell'assortimento, dunque, verranno inseriti limoni, arance e melanzane, che si andranno ad aggiungere a cetrioli, peperoni, kiwi, carote e pere. Tutti questi prodotti hanno in comune dei piccoli o grandi difetti estetici, che li rendono meno appetibili agli occhi dei buyer della Gdo, convinti che i consumatori non acquisterebbero mai un cetriolo storto o una corta a forma di forchetta. In realtà, molti retailers in Europa hanno lanciato diverse iniziative a partire da fine 2013, tutte con risultati sorprendenti. Ne sanno qualcosa Rewe in Austria, Edeka in Germania, Albert Heijn in Olanda ed Intermarché in Francia, che si sono posti all'attenzione anche dei media con campagne originali ed accattivanti (leggi Francia, la rivincita di frutta e verdura brutta (ma buona)).

«Brutti ma buoni»: continua il successo...nel resto d'Europa
Le arance sono alcuni dei prodotti venduti da Coop Svizzera con il brand Unique

Il retailer elvetico, dal canto suo, è stato il primo in Svizzera a mettere in vendita la frutta e gli ortaggi "misfits", che in questo caso sono commercializzati col brand "Ünique". "I nostri clienti hanno accettato molto volentieri questi nuovi prodotti. Ciò ci ha spinto ad ampliare l'offerta, dimostrando che indipendentemente dall'aspetto estetico, tutto il cibo ha lo stesso valore", spiega Roland Frefel, responsabile dei prodotti freschi presso Coop Svizzera. Come riporta l'azienda stessa, nel 2014 sono state vendute 180 tonnellate di carote e 36 tonnellate di pere "Ünique", favorite anche da prezzi inferiori rispetto ai prodotti convenzionali. Ma ricondurre il tutto ad un semplice motivo economico sarebbe riduttivo ed irrispettoso nei confronti anche di chi acquista l'ortofrutta "misfits".

Ciò che rende unici questi prodotti, infatti, è la loro forte componente etica, ma anche emozionale: se da un lato, infatti, il consumatore li acquista per sposare una causa sostenibile, è anche vero che all'interno del reparto ortofrutta i prodotti misfits sono dei veri e propri eye catcher, a patto che siano esposti con perizia. Inoltre, anche il distributore stesso avrebbe da guadagnarci a livello di immagine.

Brutti ma buoni: continua il successo...nel resto d'Europa
Un negozio Intermarchè. Nel reparto ortofrutta spicca l'allestimento per i prodotti misfits


Ma se all'estero ogni retailer ha trovato il modo di brandizzare questi prodotti con nomi intuitivi e simpatici, in Italia li chiamano ancora "ortaggi bruttini". Sarà un caso?

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