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martedì 2 dicembre 2014


Falso km zero, s'infiamma il dibattito dopo il blitz delle Iene

Per i dettaglianti della Confcommercio “la punta di un immenso iceberg”; per Fedagri “un fatto episodico che non deve screditare le forme di vendita diretta”. Divide e fa discutere il caso dell’azienda agricola veronese - smascherata da "Le Iene" - che spacciava per biologica e a km zero frutta e verdura acquistata invece al Mercato Ortofrutticolo di Verona (cliccare qui per leggere la news).

All’indomani del servizio andato in onda su Italia 1 mercoledì sera, l’amministrazione comunale scaligera ha decretato la cancellazione dell’azienda dall'elenco dei coltivatori diretti autorizzati a vendere i propri prodotti nei mercatini a chilometro zero, denunciando il fatto in Procura; i vertici del Consorzio Veronatura - che gestisce i 32 mercati a chilometro zero di Campagna Amica di Coldiretti a Verona e provincia cui fanno capo oltre 150 aziende agricole, per un totale di 20 mila visitatori l'anno circa - hanno dichiarato al quotidiano locale “L’Arena” l’intenzione di “procedere per tutelarsi dal danno di immagine”.

Venerdì, poi, i vigili di quartiere e la polizia amministrativa hanno battuto a tappeto il mercato a km 0 di via Bengasi, quello del blitz delle “Iene”, controllando i 30 banchi presenti: per cinque di questi sono stati redatti verbali per ampliamento della superficie espositiva. Nulla a che vedere, però, con la tipologia di merce trattata. L’impressione, tuttavia, è che da un po' di giorni i mercatini veronesi siano un po’ meno frequentati.


Un mercatino km zero a Verona

L'assessore al Commercio del Comune, Enrico Corsi, ha rivelato di “aver già espulso alcuni coltivatori diretti perché non rispettavano la normativa". E ha aggiunto: "Faremo lo stesso con questa azienda agricola: è già stata predisposta la lettera e partirà subito anche la denuncia in Procura”.

Confesercenti Verona chiederà all'amministrazione di ridiscutere la concessione al Consorzio Veronatura, oltre a sollecitare un controllo più stretto e la costituzione di una Commissione che abbia potere di verificare la bontà delle imprese e dei prodotti che aderiscono alle iniziative a km zero.


Prezzi inferiori del 33% a quelli medi? I Dettaglianti Fida: non li rispetta nessuno

Oltre all'effettiva produzione a chilometri zero dei prodotti esposti, uno dei temi sensibili è quello dei prezzi, che devono essere inferiori del 33% rispetto a quelli medi che rileva l'ufficio Istat nel Comune: "Noi vogliamo che questa regola valga per tutte le merci, mentre il Consorzio Veronatura la contesta per alcune produzioni tipicamente locali", ha detto l’assessore Corsi. “Se si applica sempre il 33% in meno nei prezzi, difficilmente diventa conveniente andare a comprare i prodotti al mercato e poi rivenderli come fossero a chilometro zero. Le regole devono essere rispettate e serve rigidità”.

Su questo tema interviene con decisione il presidente dei Dettaglianti Fida-Confcommercio Dino Abbascià, che va giù duro: “Sono pochi, anzi pochissimi - dice a Italiafruit News - coloro che rispettano la soglia del 33%. E’ tutta una farsa: ormai ci sono migliaia di aziende che utilizzano il km zero per fare business ai limiti della legalità. Gli agricoltori sono importantissimi per la nostra filiera ortofrutticola, ma debbono impegnarsi a migliorare le produzioni, non a fare i commercianti. Altrimenti è giusto vengano sottoposti alle norme igienico sanitarie, alla burocrazia e alla fiscalità con cui le imprese della distribuzione debbono fare i conti”.

Fedagri: biologico e vendita diretta non devono essere screditati

Non la pensa così il presidente del Settore Ortofrutticolo di Fedagri-Confcooperative Davide Vernocchi: “Comportamenti isolati ed episodici non devono far danno alla filiera biologica che è uno dei vanti del nostro agroalimentare, né screditare le forme di vendita diretta dei prodotti agroalimentari”.

“Il sistema globale di produzione biologica è certificato ed è contraddistinto da un apposito logo comunitario che dà piena garanzia ai consumatori. Pur riconoscendo i meriti del servizio televisivo di inchiesta, è quindi opportuno porre la massima attenzione ad evitare che arrivino all’opinione pubblica messaggi generalizzati che scaturiscono da informazioni parziali e riconducibili a casi isolati”.

Vernocchi definisce affidabili e sicure le forme di vendita diretta dei prodotti agroalimentari: “Secondo quanto contenuto nell’ultimo Rapporto Nomisma-Agrinsieme, oltre un terzo della vendita diretta in Italia è realizzato dalle cooperative agroalimentari che in virtù del loro stretto legame con il territorio, garantiscono la qualità e l’origine dei prodotti. Servirebbero semmai maggiori controlli su quelle modalità di commercializzazione dei prodotti agroalimentari non organizzate e che non passano per i circuiti distributivi tradizionali: la vendita di alimenti lungo le strade, talvolta all’ingresso delle città, in luoghi non autorizzati, non rispetta spesso le più elementari norme di igiene oltre a essere una forma di concorrenza sleale”.

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