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giovedì 24 luglio 2014


La matrina... dietro le quinte: parla FederBio

FederBio, la principale associazione italiana che riunisce i produttori biologici e biodinamici, ha svelato tutti i retroscena dell'inchiesta "Mela Stregata" che ha portato, nelle scorse settimane, al sequestro in Puglia di 30.500 litri e 25.000 chilogrammi di prodotti spacciati per "fertilizzanti", ma in realtà contenenti Matrina, in aggiunta agli oltre 10.000 chilogrammi di prodotti nocivi stoccati a giugno in un'azienda nella provincia di Cagliari.

L'inchiesta, come abbiamo anticipato nei giorni scorsi (clicca qui per leggere la nostra news), è partita grazie ad una denuncia di FederBio nell'ottica di difendere i produttori bio, primi fra tutti ad essere danneggiati.
L'associazione ha chiarito di aver trasmesso durante l'estate scorsa una prima nota di denuncia al MiPAAF e al Ministero della Salute sui prodotti in questione. Successivamente è stata anche inviata un'informazione di allerta sia agli organismi di certificazione associati che alle organizzazioni dei produttori agricoli.

L'invio della denuncia segue un'indagine sulla ditta ICAS di Milano condotta dal gruppo di lavoro sui prodotti per la difesa delle piante – istituito da FeberBio e coordinato da Stefano Di Marco del CNR – in collaborazione con l'IBMA Italia-ASSOMETAB, associazione dei produttori di mezzi tecnici per l'agricoltura biologica.

Addirittura... l'ICAS minaccia azione legali

A seguito della denuncia – spiega FederBio – "la ditta ICAS aveva minacciato azioni legali nei confronti della federazione", tentando anche di instaurare "un contatto diretto tramite un ex dirigente dell'ufficio del MiPAAF preposto ai mezzi tecnici (invito declinato)". Successivamente, ICAS ha quindi "tentato di camuffare i prodotti in questione qualificandoli come fertilizzanti ammessi in agricoltura biologica (prima erano qualificati come "corroboranti", a registrazione semplificata) e ha continuato a venderli, presumibilmente anche nel settore biologico".

La svolta in primavera

Ma la vera svolta dell'indagine è arrivata solo nella primavera scorsa, quando l'Ufficio dell'ICQRF di Cagliari aveva riscontrato l'utilizzo dei prodotti incriminati all'interno di serre bio. Così, dalla documentazione inviata a FedeBio "è partita finalmente l'azione della magistratura che ha coordinato le diverse indagini".


Stop ai prodotti dall'estate 2013

L'associazione ha inoltre specificato come l'allerta al sistema abbia comunque "comportato la cessazione di ogni eventuale utilizzo da parte di produttori biologici sin dall'estate 2013". La segnalazione a FederBio è pervenuta dall'IBMA Italia-ASSOMETAB, "a conferma dell'utilità di una federazione interprofessionale e delle sinergie attivabili nei rispettivi ruoli e ambiti d'intervento. Per la prima volta - conclude l'associazione - gli inquirenti hanno dato atto pubblicamente a FederBio del ruolo svolto nella vicenda".
 
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